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Lavoro

IL CASO/ Trovata la "trappola" che trasforma il lavoro in precarietà

La transizione scuola-lavoro, spiega ACHILLE PALIOTTA piuttosto che rappresentare, per i giovani, una prima tappa verso il lavoro, rischia di divenire una trappola verso la precarietà

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In un precedente articolo, in cui si evidenziavano i dati relativi alla disoccupazione giovanile in Italia, ho fatto riferimento all’esistenza di due gruppi di giovani che destano più preoccupazione: i Neet e gli “scarsamente integrati” nel mercato del lavoro. L’aspetto che pare accomunare questi due gruppi è la non facile transizione scuola-lavoro che rimanda a un vero e proprio mutamento nella struttura sociale del Paese, vale a dire la crescente destabilizzazione del ceto medio. Con quest’ultimo termine, destabilizzazione, si vuol cercare di evidenziare che la transizione scuola-lavoro piuttosto che rappresentare, per i giovani italiani, una prima tappa verso il lavoro, un trampolino di lancio verso successive opportunità lavorative, più qualificate e gratificanti, rischia sempre più di divenire, invece, una vera e propria trappola verso una precarietà occupazionale indefinita.

Ma in cosa consiste questa destabilizzazione? Solo in un problema di mero accesso al primo lavoro, seppur al primo lavoro stabile, ovvero a tempo indeterminato? Ciò è senz’altro vero, ma esso ha delle implicazioni ancora più profonde. Non solo perché ha degli effetti anche al livello delle “segnalazioni” (job-market signaling) inviate indirettamente ai potenziali datori di lavoro ed effetti a livello personale, quali un graduale venir meno delle aspirazioni e ambizioni personali, uno scoraggiamento crescente, una persistente mancanza di esperienza lavorativa, una dispersione di capitale umano, ecc.

La realtà è che c’è, oramai, una generazione il cui conseguimento di status (status attainment) è messo in serio pericolo; che rischia di trovarsi in una condizione non proprio spensierata a causa degli iniziali fallimenti nell’accesso a un determinato strato occupazionale e tali esperienze rischiano di rimanere come cicatrici indelebili (scarring effect) per tutto il resto della vita lavorativa. Una volta entrati in uno strato occupazionale, difatti, questi è molto vischioso: è molto difficile riuscire a migliorare rapidamente la propria posizione lavorativa, secondo l’assioma di “pochi promossi, nessun bocciato” e ciò è tanto più vero in periodi di crisi, come l’attuale.

Un tipico esempio di questa destabilizzazione può rinvenirsi nel pubblico impiego; questi non è più in grado di far fronte a una massa notevole di assunzioni, nei suoi più svariati domini, al centro così come in periferia, in quanto ora quasi tutti i posti vacanti si sono volatilizzati grazie al sostanziale blocco del turnover. Questi giovani anche quando decidono di intraprendere una carriera nel vasto campo dell’industria culturale, dei mass media, del settore giornalistico e artistico si trovano di fronte agli stessi esiti: assai frammentati e incerti.