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IL CASO/ 1. Il femminismo "buono" che fa bene a lavoro e famiglia

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Meglio allora - potendoselo permettere - non lavorare? No. C’è un apporto femminile al mondo del lavoro che va preservato: uno stile di accoglienza, una capacità di fare più cose contemporaneamente, un istinto nel saper gestire le persone e le emergenze; un apporto prezioso a patto che resti appunto femminile, quindi per sua natura subordinato al bene di mariti e figli. La soluzione non deve allora andare nella direzione di annullare le differenze di genere, ma di prevedere delle strutture che valorizzino tale caratterizzazione; pari opportunità, insomma, non sono uguali opportunità date a maschi e femmine, ma opportunità adeguate alle esigenze delle une e degli altri: più che aumentare gli asili nido, abbracciare una flessibilità che permetta a una mamma di non delegare la cura di un piccolo.

Peraltro, ammettere i limiti professionali che la maternità comporta, va di pari passo con la constatazione di alcune competenze specifiche: se, costretta dalle pendenze domestiche, la donna riesce a svolgere le mansioni lavorative più velocemente, perché non riconoscerlo come merito? Non sarebbe un vantaggio per l’azienda (riprendendo un esempio del libro) pagare una trasferta di un solo massacrante giorno invece che distribuire lo stesso incarico a cavallo di un costoso pernottamento? Per una madre lavoratrice la prima opzione sarebbe senz’altro preferibile (a meno che non si voglia riposare un po’ in un albergo vietato ai lattanti insonni). Ma quando i figli sono piccoli, e richiederebbero la presenza pressoché costante della mamma? Nel penultimo capitolo del libro, Costanza Miriano formula una proposta, utopica ma non priva di ragione: la possibilità di lunghe aspettative retribuite (senza che questo comporti il suicidio professionale), nei primi anni di vita del figlio, che vengano poi restituite con anni di lavoro in età pensionabile.

Non credo che una simile proposta sarà accolta facilmente; ma una mentalità che considera la prole un handicap è intrinsecamente votata all’estinzione, e forse quando i figli di famiglie numerose saranno la maggioranza parlamentare, qualcosa si muoverà…

 

(Elisabetta Pavesi)

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