BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

STIPENDI/ Italia-Germania: c'è uno "spread" anche nella busta paga

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Sociali?

La Germania ha una tradizione sociale molto più forte, i lavoratori partecipano ai consigli d’amministrazione delle grandi società e vogliono essere parte della redistribuzione della ricchezza. È una strategia che si basa sulla convergenza fra impresa e lavoratori nell’investire in attività che generano maggior profitto per le imprese, e di conseguenza un maggior salario per i lavoratori.

 

In Italia invece?

 

Da noi la soluzione è stata opposta. Abbiamo infatti scelto di competere con imprese che generano un minor profitto, ma che hanno costi del lavoro inferiori, e il risultato è quello che vediamo.

 

Come giudica invece la crescita negli ultimi anni delle retribuzioni italiane che risulta tra le più ridotte (+3,3%), anche molto più dell’Olanda (+14,7%), del Portogallo (+22%) e della Spagna (+29,4%)?

 

Anche in questo caso bisogna fare molta attenzione con quali paesi andiamo a paragonarci. È vero che Spagna e Portogallo fanno registrare un maggiore avanzamento, ma con problemi analoghi a quelli della Grecia. Diverso è invece il caso dell’Olanda, dove l’avanzamento del salario è reale, e non “drogato” da interventi pubblici. L’economia olandese ha fatto un passo in avanti, e quindi anche i salari.

 

In Italia non è così?

 

La cosa drammatica è che quando è avvenuta una crescita economica anche nel nostro Paese, quindi tra il 2000 e il 2008, non c'è stata anche una crescita salariale. Significa quindi che abbiamo aumentato i volumi, ma non la produttività, e non siamo stati in grado di ridistribuire la ricchezza ai lavoratori. Questo significa non investire sulle imprese e avere un sistema che perde competitività. Dove invece i salari sono cresciuti, come in Germania, il sistema è stato anche più competitivo. Sembra paradossale, ma non lo è affatto. Sentiamo dire spesso che le nostre imprese non sono competitive perché il costo del lavoro è troppo alto, ma non è questo il nostro vero problema, e pensare  che la competizione si faccia sul costo del lavoro è un errore davvero clamoroso.

 

Cosa pensa di quello che ha fatto e di quello che farà il governo Monti?


COMMENTI
02/03/2012 - spread con la Svizzera (attilio sangiani)

con le paghe guadagnate in Svizzera c'è lo stesso spread che con quelle tedesche. Però il costo della vita è quasi doppio di quello italiano. Guadagnano molto i frontalieri,che lavorano i Svizzera ma vivono in Italia. Credo che con la Germania sia la stessa cosa. Perchè non si tiene conto di questo,che fornisce una prospettiva diversa ?

 
27/02/2012 - Conti o Chiacchiere (Antonio Servadio)

Quando lei confronta gli stipendi di vari paesi deve riferire a quale categoria di lavoratori si riferisce, oppure specificare se viene presa in esame la media di tutte le situazioni. Siccome esistono molteplici situazioni lavorative, e nei vari paesi non hanno egual peso, non ha senso parlare di confronti senza precisare cosa esattamente si confronta. Inoltre, confrontare gli stipendi senza rapportarli al costo della vita dei rispettivi paesi non ha proprio alcun senso. Non avrebbe senso neppure all'interno della stessa Italia. Lo stesso stipendio per lo stesso identico lavoro, a Milano ha un peso ben diverso che a Lecce. Poi leggo "la Germania si è spostata su produzioni qualitativamente diverse, noi (..) ci siamo mantenuti (..) su (..) bassa qualità (..) pensato di poter competere con i paesi emergenti sul costo di lavoro anziché sull’aumento della produttività". Giusto, ma il "costo del lavoro" non coincide con il netto in busta paga e lo scarto tra i due differisce tra paese e paese. La Germania, ben detto, ha puntato sullo specifico Europeo, la qualità e l'innovazione. Mentre puntare sulla "produttività" è tutt'altra cosa; pare che lei confonda le due tipologie.

 
27/02/2012 - C'è qualcosa che non torna: (PAOLA CORRADI)

Se gli stipendi medi "lordi" degli altri paesi UE sono mediamente più alti di quelli italiani, il problema non è dei lavoratori Italiani e nemmeno della produttività Italiana. Non risulta assolutamente che il popolo tedesco sia un popolo di lavoratori indefesso, anzi sono molto attenti alla mansione assegnata e se non è consona al Contratto per il quale sono stati assunti si rifiutano di effettuarla. Così è anche per il popolo Francese. Mi risulta che il popolo Italiano su questo punto sia molto più elastico. Il problema non può essere nemmeno dell'Art.18 perchè se in media guadagniamo la metà degli altri (ovvero il 50% in meno circa), se anche ci fosse qualcuno assenteista c'è sempre il 50% ca. che copre il suo deficit. Ma allora perchè non parliamo dei fondi UE per la Serbia, che permettono di avere forza lavoro gratuita per tre anni, a chi giova questa norma? Se non mediamente ai lavoratori UE che percepiscono di più per merito di quanto fanno gli altri che godono di sgravi UE?