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STIPENDI/ Italia-Germania: c'è uno "spread" anche nella busta paga

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Sono abbastanza preoccupato, perché in questi cento giorni la politica realizzata dal governo Monti si è occupata moltissimo di mettere i conti in ordine, ma attraverso misure recessive. È molto difficile pensare a uno sviluppo se si mettono in campo politiche che colpiscono i salari reali, la capacità di consumo dei lavoratori e la stessa fiducia dei cittadini lavoratori.

 

Cosa intende?

 

Una delle grandi chiavi del successo all’estero del governo Monti è stata quella di infondere una sensazione di fiducia. Avendo messo i conti in ordine, infatti, ci percepiscono come più affidabili sotto il profilo finanziario, ma stiamo pagando questa affidabilità con una sfiducia interna. In questo periodo il tasso di fiducia nella possibilità di lavoro, di carriera e di stabilità è ai minimi storici, e per questa ragione credo che una riforma del mercato del lavoro che avvilisca ulteriormente la fiducia dei lavoratori sia un reale danno ai cittadini.

 

Cosa pensa della riforma che si sta delineando?

 

Sembra che si perda di vista la coesione interna e la fiducia dei nostri cittadini e lavoratori, che si perda di vista il modello sociale. Pochi giorni fa il governatore Draghi ha detto che il nostro modello sociale è superato, da rivedere e flessibilizzare. Ma ho la sensazione che qui si passerà presto da un dualismo del mercato a un'estensione a tutti della parte bassa del mercato duale, cioè quella che riguarda instabilità e precarietà.  Non credo che sia stata ancora fatta un’adeguata riflessione sul modello sociale che si vuole andare a costruire.

 

In che senso?

 

Che cosa vogliamo tra dieci anni? Un mercato del lavoro fatto di lavoratori licenziabili in qualunque momento perché pensiamo che questo generi maggior fiducia nelle imprese, che in questo modo assumeranno di più? Non esiste nessuno studio economico  o nessuna esperienza straniera che abbia dimostrato un aumento delle assunzioni a fronte di una riduzione delle protezioni in uscita. Prima bisogna alzare i salari, e poi casomai introdurre riforme che consentano una maggiore mobilità, ma in una situazione in cui i salari sono bassi, fare una cosa del genere rappresenta un colpo  mortale alla fiducia dei lavoratori, delle famiglie e di chi oggi è giovane.

 

 

(Claudio Perlini)    

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COMMENTI
02/03/2012 - spread con la Svizzera (attilio sangiani)

con le paghe guadagnate in Svizzera c'è lo stesso spread che con quelle tedesche. Però il costo della vita è quasi doppio di quello italiano. Guadagnano molto i frontalieri,che lavorano i Svizzera ma vivono in Italia. Credo che con la Germania sia la stessa cosa. Perchè non si tiene conto di questo,che fornisce una prospettiva diversa ?

 
27/02/2012 - Conti o Chiacchiere (Antonio Servadio)

Quando lei confronta gli stipendi di vari paesi deve riferire a quale categoria di lavoratori si riferisce, oppure specificare se viene presa in esame la media di tutte le situazioni. Siccome esistono molteplici situazioni lavorative, e nei vari paesi non hanno egual peso, non ha senso parlare di confronti senza precisare cosa esattamente si confronta. Inoltre, confrontare gli stipendi senza rapportarli al costo della vita dei rispettivi paesi non ha proprio alcun senso. Non avrebbe senso neppure all'interno della stessa Italia. Lo stesso stipendio per lo stesso identico lavoro, a Milano ha un peso ben diverso che a Lecce. Poi leggo "la Germania si è spostata su produzioni qualitativamente diverse, noi (..) ci siamo mantenuti (..) su (..) bassa qualità (..) pensato di poter competere con i paesi emergenti sul costo di lavoro anziché sull’aumento della produttività". Giusto, ma il "costo del lavoro" non coincide con il netto in busta paga e lo scarto tra i due differisce tra paese e paese. La Germania, ben detto, ha puntato sullo specifico Europeo, la qualità e l'innovazione. Mentre puntare sulla "produttività" è tutt'altra cosa; pare che lei confonda le due tipologie.

 
27/02/2012 - C'è qualcosa che non torna: (PAOLA CORRADI)

Se gli stipendi medi "lordi" degli altri paesi UE sono mediamente più alti di quelli italiani, il problema non è dei lavoratori Italiani e nemmeno della produttività Italiana. Non risulta assolutamente che il popolo tedesco sia un popolo di lavoratori indefesso, anzi sono molto attenti alla mansione assegnata e se non è consona al Contratto per il quale sono stati assunti si rifiutano di effettuarla. Così è anche per il popolo Francese. Mi risulta che il popolo Italiano su questo punto sia molto più elastico. Il problema non può essere nemmeno dell'Art.18 perchè se in media guadagniamo la metà degli altri (ovvero il 50% in meno circa), se anche ci fosse qualcuno assenteista c'è sempre il 50% ca. che copre il suo deficit. Ma allora perchè non parliamo dei fondi UE per la Serbia, che permettono di avere forza lavoro gratuita per tre anni, a chi giova questa norma? Se non mediamente ai lavoratori UE che percepiscono di più per merito di quanto fanno gli altri che godono di sgravi UE?