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PENSIONI/ Milleproroghe. Rimoldi (Fnp-Cisl): gli esodati non sono le uniche "vittime"

Secondo ATTILIO RIMOLDI, la Fornero non ha tenuto in debita considerazione il fatto che, alla riforma, si aggiungono una serie di pesanti aggravi derivanti da misure precedenti

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Non vi è, praticamente, un solo lavoratore che (sulle pensioni) ne sia uscito completamente indenne. A pochi mesi dal suo insediamento, il governo Monti ha sovvertito la disciplina pensionistica, sferrando fendenti a destra e a manca. La riforma riguarda chi deve ancora accedere al trattamento; ma alcune misure varate penalizzano anche coloro che, in teoria, avrebbe dovuto sentirsi al sicuro. Ovvero, chi, in pensione, già c’è. Attilio Rimoldi, segretario nazionale della Fnp, spiega a ilSussidiario.net le principali criticità emerse dalla modifica della normativa pensionistica. «La categoria nei confronti della quale, secondo noi, occorre prioritariamente trovare una soluzione rispetto ai nodi lasciati irrisolti - spiega - è indubbiamente quella degli esodati. Parte di essi, infatti, in seguito alla sottoscrizione di accordi che non rispettano i criteri previsti dall’attuale normativa, rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione». Il problema, ormai, è tristemente noto: «Avrebbero dovuto accedere al trattamento previdenziale entro, magari, un anno e rischiano uno slittamento anche di quattro. Stiamo cercando di calcolare quanti siano esattamente e, al momento, stimiamo che rientrino in tale tipologia tra le 20 e le 30mila persone».

Si diceva di svariate criticità anche su un fronte che, di consueto, difficilmente è preso in considerazione. «Non solo alcune tipologie di lavoratori che stanno per andare in pensione, ma anche buona parte di chi già riceve l’assegno previdenziale sta subendo gravi penalizzazioni». Si tratta di coloro ai quali è stato bloccata la rivalutazione del trattamento all’inflazione. «La norma è precedente alla riforma delle pensioni (ma la materia è pur sempre la medesima)  e viene applicata a chi percepisce un assegno pari ad almeno tre volte il minimo». Non stiamo certo parlando, quindi, di cifre esorbitanti. «Tre volte il minimo ammonta a circa 1400 euro. Lordi. Ovvero, una pensione di poco più di 1100 euro».

A questo, si sommano una serie di aggravi: «ricordiamoci che tra Imu, addizionale Irpef di Comuni e Regioni, accise varie e imposte di diverso genere, si sta determinando un’oggettiva riduzione del reddito familiare. Svariate famiglie sono entrate, quindi, a far parte di una fascia di estrema difficoltà». Secondo il sindacalista, la riforma Fornero non tiene conto di un altro fattore decisivo. «Molte donne, spesso, raggiunta una certa età, si ritrovano a doversi prendere cura dei nipoti e, magari, dei genitori anziani. Compiti importantissimi che, tuttavia, se non hanno ancora maturato il diritto alla pensione perché slittato in avanti nel tempo, chi svolgerà?», si domanda Rimoldi.