Lavoro
venerdì 3 febbraio 2012
«Durante l’incontro con il governo abbiamo innanzitutto ribadito in maniera chiara che qualsiasi nuova regola che riguarda il mercato del lavoro risulta quasi insignificante se non va di pari passo con lo sviluppo: se le aziende non producono e la gente non consuma, possiamo inventarci qualsiasi cosa, ma il tema occupazione non si risolverà di certo». Guglielmo Loy, Segretario Confederale Uil, commenta in questa intervista per IlSussidiario.net l’incontro avvenuto ieri tra governo e parti sociali sul tema del mercato del lavoro. «È stato certamente un incontro più chiaro di quello precedente: il governo ha definito meglio alcune opzioni e linee di indirizzo, e le parti sociali sono state così in grado di esprimere le loro opinioni su qualcosa che adesso appare meno confuso».
In cosa c’è maggiore chiarezza?
C'è stata innanzitutto una presa d’atto sul tema degli ammortizzatori sociali, un sistema che certamente si può rivedere, tenendo però sempre conto della crisi gravissima che sta attraversando il nostro Paese e del fatto che in questo momento è difficile rinunciare a strumenti che, anche se con qualche difetto, hanno sostanzialmente permesso la tenuta di molti lavoratori nel sistema produttivo, soprattutto attraverso la cassa integrazione e in particolare quella straordinaria. Il tasso di disoccupazione cresce, ma non sarebbe stato così contenuto se non ci fosse stato proprio questo sistema degli ammortizzatori sociali.
Quanti lavoratori sarebbero a rischio con l'eliminazione di questo ammortizzatore sociale?
Abbiamo quantificato in almeno 250 mila i lavoratori che, se dovesse scomparire lo strumento della cassa straordinaria, sarebbero sostanzialmente disoccupati, per cui il governo ha preso atto del fatto che cambiare porterebbe inevitabilmente ad alcuni disastri sociali. Detto questo, tutto è comunque migliorabile e si può definir meglio l’aspetto relativo alle politiche attive, cioè di come un lavoratore in cassa integrazione o addirittura in sussidio di disoccupazione, debba essere seguito meglio dal punto di vista della riqualificazione e della formazione, per tentare almeno in parte di ricollocarlo in un’altra attività produttiva.
Anche su questo avete registrato una convergenza tra le varie parti?
Su questo c’è una convergenza totale, ma il governo ha più volte ribadito che non ci sono risorse, quindi una riforma del genere a costo zero o non si farà mai, oppure è possibile solo prendendo le risorse da qualche altra parte. Su questo però il governo non è stato chiaro, quindi la situazione si fa abbastanza problematica.
Quali altri temi avete affrontato?
Un altro tema è quello della flessibilità d’entrata: c’è una convergenza convinta sia del governo che nostra sul fatto che innanzitutto vanno ridefinite le tipologie d’ingresso, e che contemporaneamente bisogna attuare una lotta durissima alla precarietà "cattiva" e alla flessibilità impropria. Su questo il governo è sembrato convinto e, rispetto all’ultimo incontro, ha espresso apprezzamenti sul contratto di apprendistato che, come è noto, in questo momento consideriamo il vero e virtuoso modello di ingresso al lavoro per giovanissimi e meno giovani.
Dove sorgono invece i primi problemi?
Principalmente quando cominciamo a parlare di flessibilità in uscita: il governo non ha parlato esplicitamente di articolo 18, ma si è parlato della possibilità o meno di rivisitare le norme che regolano la flessibilità in uscita per motivi economici.
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