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IL CASO/ Quelle nuove certezze che valgono più del posto fisso

Il cambiamento sarà una costante che caratterizzerà il futuro del percorso lavorativo delle persone. Ma, spiega MARIO MEZZANZANICA, serviranno dei cambiamenti per dare comunque certezze

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Nel dibattito in corso sulla riforma del mercato del lavoro, pur non avendo ancora evidenza esplicita delle proposte del governo, i temi sul tappeto riguardano sostanzialmente, da una parte, l’esigenza di una ripresa dell’occupazione, soprattutto per i giovani e le donne, e, dall’altra, il miglioramento degli assetti normativi e contrattuali per trovare risposte più adeguate nell’affronto del binomio antitetico tra flessibilità e sicurezza.

Se fino a qualche decennio fa la sicurezza era sostanzialmente garantita da un’organizzazione produttiva stabile in cui la durata media di un “posto di lavoro” copriva l’arco di un’intera vita lavorativa, oggi la situazione si è radicalmente trasformata: nessuno, né le imprese, né lo Stato, né i lavoratori, è in grado di prevedere quale sarà il percorso lavorativo di chi incomincia a lavorare e “l’esperienza del cambiamento” è certamente ciò che caratterizza e caratterizzerà i percorsi del lavoro.

È in questo scenario che il lavoro, non il posto, acquista una valenza fondamentale per la vita del singolo, delle aziende e delle Istituzioni pubbliche. Come può essere consentita oggi la sicurezza nel percorso lavorativo della persona? La risposta a tale domanda nasce dall’esigenza sacrosanta di salvaguardare la continuità dell’esperienza lavorativa nel contesto di un mercato del lavoro che, pur nei cambiamenti degli ultimi anni, è ancora saldamente ancorato a un sistema di tutele concepito su un sistema produttivo non più attuale. Oggi vanno ricercati nuovi modelli e sono richiesti nuovi strumenti che devono nascere da una diversa cultura del lavoro e dell’organizzazione.

Tra i molteplici fattori in gioco sono certamente determinanti per le persone la continua crescita di competenze e di professionalità, il sostegno economico nei momenti di mancanza del lavoro, la trasparenza in merito alle opportunità della domanda e offerta. Sono elementi che spostano l’attenzione di un “sistema di tutele” dal posto in azienda verso la persona. La persona, infatti, nel contesto attuale e certamente anche in quello futuro, dovrà essere aiutata nell’intraprendere un percorso lavorativo e professionale che gli consenta continuità. L’esigenza di continuità del lavoro è infatti insopprimibile per ragioni di equità (chi non lavora ha difficoltà nel sostentamento) e di efficienza (senza continuità non vi è crescita professionale e si alza quindi il rischio di esclusione dal mercato).