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IL CASO/ C'è una "corsia preferenziale" per riformare l’articolo 18

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Nell’incontro della scorsa settimana tra il ministro del Lavoro Fornero, Confindustria e i sindacati sono emersi importanti elementi per l’imminente riforma del mercato del lavoro, che il Presidente del Consiglio ha dichiarato di voler attuare entro il prossimo mese. Il contenuto della riforma è stato riassunto nella nota ministeriale del 2 febbraio con la quale il Ministro ha dichiarato essere “condivisi […] da tutti i partecipanti al tavolo” i seguenti “obiettivi generali”: lotta alla disoccupazione, in particolare giovanile, aumento dell’occupazione femminile, innalzamento dei livelli retributivi attraverso la crescita della produttività.

Il Ministero ha poi specificato quali obbiettivi “intermedi” da perseguire il “contrasto alla precarietà, risultato di una flessibilità ‘cattiva’, e valorizzazione della flessibilità ‘buona’ atta a incoraggiare gli investimenti e la crescita delle imprese; riordino degli ammortizzatori sociali attraverso una più uniforme distribuzione delle tutele sia fra segmenti del mercato, sia durante il ciclo di vita delle persone; valorizzazione del capitale umano attraverso l’apprendistato, che dovrà diventare forma tipica di ingresso dei giovani; formazione sul posto di lavoro; riqualificazione professionale di chi ha perso l’occupazione; potenziamento delle politiche attive dei servizi per il lavoro che dovranno funzionare più efficacemente nel determinare l’incontro fra domanda e offerta”.        

Sennonché il punto del confronto sul quale le parti sociali rimangono alquanto distanti rimane la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in materia di licenziamenti: per il sindacato la reintegrazione “protegge dalle discriminazioni”, mentre per il Governo “non può essere un tabù e deve essere rivisto,” in linea con quanto dichiarato da Confindustria che si è resa disponibile a un confronto senza “furori ideologici”, ritenendo eccessiva la “supertutela reintegratoria” prevista per i lavoratori delle aziende con oltre 15 occupati.  

Peraltro, anche tra i sindacati si evidenziano significative distinzioni: mentre la Cgil è sostanzialmente indisponibile a qualunque modifica, ritenendo la tutela reintegratoria una “norma di civiltà” (come se tutti gli altri Paesi del mondo ove non esiste la reintegrazione fossero “incivili”), il Segretario Generale della Cisl ha dichiarato che l’articolo 18 “va mantenuto, ma c’è bisogno di una robusta manutenzione e alcune inefficienze possiamo anche revisionarle”, in linea con quanto dichiarato nei giorni scorsi dalla Uil.



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COMMENTI
11/02/2012 - i figli e il lavoro (marina di marino)

Prima , quando erano ragazzi , i figli li si poteva accompagnare... Ora è come se il sociale , la mancanza di certezze nel lavoro, la cassa integrazione...ci rendesse tutti arrabbiati... contro chi ???E' proprio perchè manca una certezza economica ..non ci si fida gliuni degli altri.... non si riesce a scommettere sul futuro... per un bene nel futuro.Io mi sono sposata con poco -niente , è vero, ma mio marito un lavoro l'aveva.. dipendere dalla famiglia non sarebbe stato concepibile e già a 20anni era umiliante. Ora non ci si capisce più niente... sembra un dovere a 64 anni pensare di doverli mantenere.. con la pensione... fino a quando.. ???non è per essere attaccati ai soldi, come mi accusano loro... ma ....

 
11/02/2012 - Favole (Mariano Belli)

Sulle proposte sopra presentate, mi trovo d'accordo, e molto, solo sulla riduzione dei tempi del contenzioso (a proposito, Monti, quanto ci costa in termini di Pil una "giustizia" così inefficiente? Che aspetta a fare una riforma che la faccia funzionare, ad assumere e perfino licenziare se occorre?), mentre sono del tutto contrario sul risarcimento, in quanto sarebbe poi impossibile arrivare vivi alla pensione in tempi in cui non c'è lavoro per tutti! Non c'è lavoro per tutti...ma questo perchè lo dico solo io? Il problema qui è invogliare gli investimenti, invece per non affrontarlo (perchè scomodo : si dovrebbe parlare di tasse troppo alte, Paese inefficiente, ecc.) si comincia dalla coda, i licenziamenti, come se in Italia non fosse possibile licenziare...vedi Fiat, Alitalia, ecc.ecc.

 
11/02/2012 - Affrontare la realtà (Mariano Belli)

Sono d'accordo con il commento sotto riportato : affontiamo la realtà! Prendiamo coscienza che un Paese in piena recessione (grazie a Monti!) come il nostro, non sarà mai in grado di ripagare il fardello del debito, lo Stato italiano è fallito, per cui si dichiari o concordi un default parziale sul debito, in modo da non strangolare il Popolo con quegli interessi da strozzini che finiscono in mano alle banche. E le banche, la mamma, che se la cerchino da un'altra parte....anche perchè il Popolo non è detto che starà ancora a guardare, visto che i tempi del buonismo sono finiti.....

 
09/02/2012 - Affrontiamo la realtà (Moeller Martin)

Come l'autore ci ricorda, In Italia la crescita e l'occupazione sono al minimo dal 2004. Nel contempo la Germania registra cifre da record storico, con la disoccupazione scesa al 5.5% e le esportazione che superano i 1.000 milliardi. Tutta colpa della crisi globale secondo l'Italia, nonostante la crisi globale secondo la Germania. Affrontiamo la realtà, al nostro sistema socio-economico serve ben altro che qualche ritocco concordato con i partiti, le parti sociali, la chiesa e la mamma.