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IL CASO/ 3. In un “orologio” il segreto della parità tra uomo e donna

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Una mamma può essere contenta anche stando a casa: una buona presenza per i figli è una mamma contenta, che lavori o no, poco o tanto che sia. Io personalmente se stessi a casa non morderei il freno, sarei felice, ma purtroppo non posso. Certo, nella scrittura ho modo di prendermi tante gratificazioni anche al di fuori del lavoro; ma quando sono stata a casa un anno stavo benissimo!

 

Il tema del rapporto lavoro-famiglia è sempre osservato dalla prospettiva delle donne; e i papà?

 

Per i padri non sussiste il problema del tempo di lavoro sottratto a quello in famiglia. Il lavoro della mamma è l’accudimento, e quello deve essere continuo. Il lavoro del padre è la regola; è proprio un codice diverso e richiede molto meno tempo: basta enunciarla chiaramente - magari fornendo l’esempio -, però non è necessario essere presenti sempre. Certo, anche un uomo impara qualcosa nel fare famiglia. Mi viene in mente un nostro amico che aveva un pesce rosso e diceva sempre di essere stanchissimo perché gli doveva cambiare l’acqua; poi ha preso un gatto e rimpiangeva i tempi del pesce rosso; poi sono arrivati i figli… Chiaramente anche i padri fanno un percorso: imparano ad avere meno tempo per sé, a essere più disponibili; però la capacità organizzativa nel saper fare più cose insieme, è prettamente femminile e materna.

 

Anche fuori dall’arena lavorativa la strada della famiglia non è una passeggiata; Chesterton diceva: “Il matrimonio è un duello all'ultimo sangue, che nessun uomo d'onore dovrebbe declinare”.

 

Non mi viene da pensare tanto a un duello tra moglie e marito, quanto a un duello con se stessi, con le proprie debolezze. Il matrimonio è anche un cammino di ascesi; la spontaneità è solo una parte, ma c’è anche tanto lavoro. In questo senso è un duello dei più appassionanti, e che sicuramente vale la pena di combattere.

 

Nel sostenere questo cammino, questa “pratica estrema” che nel suo libro lei propone alle donne, che parte ha la fede?

 

Senza la Grazia è un cammino impossibile. Molti sostengono che il matrimonio sia una strada naturale; in effetti, quello che è divino è anche naturale, e profondamente ragionevole: il Vangelo è un “libro di istruzioni” che spiega come funziona l’uomo, e l’uomo funziona così anche se non ci crede. Però in questo momento storico, in cui avere rapporti al di fuori del matrimonio è molto facile e comune, in cui non c’è più una pressione sociale che aiuti la coesione, le cose sono più difficili: senza la Grazia è impossibile intraprendere l’avventura. C’è poi un aspetto su cui rifletto spesso.

 

Quale?