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IL CASO/ Articolo 18 e Aspi. L'esperto: vi spiego cosa non va nel piano del governo

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Come sempre, nell’incontro di ieri, ha tenuto banco anche l’articolo 18. L’idea che va per la maggiore è quello di riformalo in senso tedesco. Ovvero: sarà il giudice del lavoro a stabilire, in caso di licenziamento per motivi disciplinari, se il lavoratore ha diritto al reintegro del posto di lavoro oppure ad un indennizzo fino a 18 mensilità. In caso di licenziamento illegittimo per motivi economici avrà diritto solamente ad un indennizzo. «Credo che la pratica sortirà come effetto quello di implementare, semplicemente, il lavoro dei giudici», afferma Daveri. 

È pur vero che l’articolo 18, così com’è stato ideato, esiste solo in Italia. Si tratta di capire, in sostanza, se è possibile garantire al lavoratore forme di tutele paragonabili a quelle degli altri Paesi, senza far pesare sulle aziende l’obbligo di reintegro». Secondo il professore, un metodo c’è: «L’articolo 18 andrebbe pragmaticamente superato fornendo, ad esempio, tutele progressive ai lavoratori tali per cui liberarsene dovrebbe costare alle aziende di più, man mano che si va avanti nel tempo». Un ultima misura potrebbe consistere nella «compartecipazione delle aziende agli oneri relativi alla disoccupazione in misura superiore all’attuale. Dovrebbero, cioè, accantonare delle risorse per partecipare, assieme allo stato,  all’erogazione dell’indennità per il lavoratore che dovessero lasciare a casa». 

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COMMENTI
13/03/2012 - Che bella riforma..... (Mariano Belli)

Ma il "modello danese" è scomparso? E' rimasto soltanto il modello all'italiana? E un 50enne che perde il posto, cosa dovrà fare? Impiccarsi?