BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IL CASO/ Articolo 18 e disoccupati: i “consigli” di Biagi alla Fornero

Marco Biagi (Infophoto)Marco Biagi (Infophoto)

Tutto il suo intervento è stato guidato dalla volontà di modernizzare in chiave europea il nostro mercato del lavoro. Non a caso l’Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali da lui stesso fondata nel 2000, tuttora una realtà assolutamente originale nel panorama dell’Alta formazione italiana, prende il nome di uno dei pilastri della strategia europea per l’occupazione: Adapt, adattabilità. Si tratta di una parola che, insieme al termine occupabilità, è stata portata all’attenzione del dibattito italiano dallo stesso Biagi.

 

Articolo 18, ammortizzatori sociali, contrattazione, disoccupazione. Su questi temi, che sono i più dibattuti nel nostro Paese, quali erano le posizioni di Biagi?

 

Domani si terrà a Roma il tradizionale convegno annuale di Adapt che, proprio per ricordare la figura di Biagi a dieci anni dal suo assassinio, sarà l’occasione per ripercorrere i suoi scritti e la sua progettualità anche su questi temi. Marco Biagi ipotizzava un complessivo disegno di riforma del nostro diritto del lavoro - e quindi anche un superamento dell’articolo 18, l’incoraggiamento della contrattazione decentrata e la promozione di maggiore occupazione - per il tramite di uno Statuto dei lavori capace di leggere e regolare una realtà in continuo e frenetico mutamento, non più interpretabile con le categorie formalizzate negli anni ‘70. Questo progetto ha visto una sostanziale realizzazione nel discusso articolo 8 del DL 13 agosto 2011, n. 138.

 

La flessibilità, che sembra il risultato principale raggiunto dalla riforma Biagi, sembra oggi demonizzata. Come mai?


COMMENTI
14/03/2012 - IL CASO/ Articolo 18 e disoccupat (alberto servi)

"Associare il nome di Biagi alla flessibilità “cattiva”, alla precarietà è una bugia e spesso chi la pronuncia mente sapendo di mentire". L'origine dei nostri guai va fatta risalire a quanto accaduto nel '68 e all'opera dell'acclamato padre dello statuto dei lavoratori, Giugni. Il risultato ? Pari opportunità a tutti, azzeramento della cultura del merito, carriere per anzianità, responsabilità concesse ad incapaci, troppi fannulloni, sindacalisti ingrassati con le quote, art.18 che dopo anni costinge il giudice al reintegro, nanismo delle imprese, scomparsa degli investimenti di capitali stranieri.. E non è finita.

 
14/03/2012 - Menzogne (Mariano Belli)

Resto dell'idea che il lavoro debba servire all'uomo, mentre in tutto ciò che ho letto prevale un'altra logica, quella dell'uomo schiavo dei processi di produzione. La flessibilità intesa secondo il pensiero di Biagi è contro l'uomo, e ci riporta alle penose condizioni lavorative di fine Ottocento.