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Lavoro

IL CASO/ Articolo 18 e disoccupati: i “consigli” di Biagi alla Fornero

Marco Biagi (Infophoto)Marco Biagi (Infophoto)

Marco Biagi ha sempre lavorato per trovare soluzioni che permettessero la maggiore occupazione possibile. La flessibilità non è determinata da nessuna legge, ma da un’inevitabile processo economico complessivo. Associare il nome di Biagi alla flessibilità “cattiva”, alla precarietà è una bugia e spesso chi la pronuncia mente sapendo di mentire, forse ancora condizionato da quel clima di odio e intolleranza che purtroppo ha circondato il suo lavoro.

 

A dieci anni dalla sua scomparsa, quale pensa sia l’eredità più importante di Biagi?

 

La stupirò, ma personalmente credo che il suo lascito più grande sia stato quello di aver trasmesso a me e ai tanti che lo hanno conosciuto o direttamente o tramite la sua Scuola un nuovo modo di fare università e ricerca, lontano dall’autoreferenza tipica dell’Accademia e vicino ai problemi concreti del mondo del lavoro.

 

(Lorenzo Torrisi)

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COMMENTI
14/03/2012 - IL CASO/ Articolo 18 e disoccupat (alberto servi)

"Associare il nome di Biagi alla flessibilità “cattiva”, alla precarietà è una bugia e spesso chi la pronuncia mente sapendo di mentire". L'origine dei nostri guai va fatta risalire a quanto accaduto nel '68 e all'opera dell'acclamato padre dello statuto dei lavoratori, Giugni. Il risultato ? Pari opportunità a tutti, azzeramento della cultura del merito, carriere per anzianità, responsabilità concesse ad incapaci, troppi fannulloni, sindacalisti ingrassati con le quote, art.18 che dopo anni costinge il giudice al reintegro, nanismo delle imprese, scomparsa degli investimenti di capitali stranieri.. E non è finita.

 
14/03/2012 - Menzogne (Mariano Belli)

Resto dell'idea che il lavoro debba servire all'uomo, mentre in tutto ciò che ho letto prevale un'altra logica, quella dell'uomo schiavo dei processi di produzione. La flessibilità intesa secondo il pensiero di Biagi è contro l'uomo, e ci riporta alle penose condizioni lavorative di fine Ottocento.