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ARTICOLO 18/ Dall’Europa una "lezione" su reintegro e indennizzo

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Nella maggior parte degli Stati membri, e fatti salvi i casi sovra citati che si riscontrano quali vere e proprie eccezioni, gli effetti di un illegittimo licenziamento risultano essere prevalentemente riconducibili a due macro-tipologie: da una parte, si annoverano i paesi in cui si riscontra il prevalere della soluzione risarcitoria diretta (Belgio, Danimarca, Finlandia, Gran Bretagna, Irlanda, Lussemburgo); dall’altra, quelli in cui prevale una soluzione cosiddetta “mista”, ove il datore di lavoro può scegliere tra il reintegro o il pagamento di un’indennità pre-individuata (soluzione quest’ultima di gran lunga più utilizzata): è questo il caso di Francia, Germania, Olanda e Spagna.

Anche alla luce dell’analisi comparata, è di tutta evidenza come la situazione italiana sia atipica nel panorama internazionale e a poco valgono le osservazioni di coloro che sostengono che la reintegra non sia un’invenzione del solo Bel Paese. Se è pur vero, infatti, che la reintegra, come soluzione possibile, è prevista nella maggioranza degli Stati dell’area europea, è altresì vero che l’applicazione della stessa rarissimamente è imposta coattivamente al datore di lavoro, salvo scelta difforme del prestatore, come accade in Italia nelle aziende con più di 15 dipendenti, ma possibile a scelta del datore quale alternativa al versamento di una congrua indennità individuata da ordinamento a ordinamento.

Per completezza si noti infine che in quei paesi non considerati nell’analisi che precede, ovvero i cosiddetti Paesi dell’allargamento 2004 e 2007, se pure si evince una maggiore propensione per la soluzione della reintegra, non si potrà non notare, contestualmente, una maggiore flessibilità nelle ragioni che giustificano la legittimità del recesso. In tal senso, si pensi al caso bulgaro, ove, in caso di riduzione del numero di lavoratori o di riduzione dell’attività, il Codice del lavoro prevede che i lavoratori da licenziare debbano essere scelti sulla base di due criteri, l’abilità e la produttività, in concorso tra loro e ben differenti da quelli allo stato applicati in Italia, ove prevalgono criteri di età, anzianità e carichi familiari.

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COMMENTI
15/03/2012 - 2 osservazioni. (Mariano Belli)

Intanto, non si capisce cosa ci sia di male ad essere "atipici" : per me ha una valenza negativa seguire il gregge....questione di punti vista....e di cultura. La seconda è l'azzeccato riferimento alla Bulgaria, perchè è evidente che là ci vogliono portare (confina anche con la Grecia...) sia come sviluppo economico che come diritti...una vera perla....