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ARTICOLO 18/ Cosa cambia con il "modello tedesco" (scheda)

Ecco arrivare il cosiddetto modello tedesco, il nuovo articolo 18 proposto dal governo che continua a non convincere il leader Cgil Susanna Camusso. Vediamone le caratteristiche principali

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Ecco arrivare il cosiddetto “modello tedesco” per l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, su proposta del governo. Una riforma che continua a non convincere il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Il ministro Fornero ha presentato nei giorni scorsi la proposta alle parti sociali. Vediamo le principali differenze con l’attuale normativa. Oggi il lavoratore licenziato senza una giusta causa o senza un valido e giustificato motivo può fare ricorso al giudice. Quindi sia nel caso del cosiddetto licenziamento disciplinare (dovuto a comportamenti del dipendente ritenuti dannosi per l'impresa) che nel caso di licenziamento individuale per ragioni economiche. Il giudice che accerti l'illegittimità del licenziamento emette una sentenza che obbliga il datore di lavoro a reintegrare il lavoratore nel proprio posto di lavoro. Il lavoratore può anche rinunciare alla reintegra optando per un'indennità sostitutiva pari a 15 mensilità. L'obbligo in capo alle aziende sussiste solo nel caso esse abbiano più di 15 dipendenti.

La proposta di stampo tedesco presentata nei giorni scorsi prevede invece che questo diritto al reintegro avvenga solo in quei casi in cui il licenziamento avviene per motivi discriminatori, quindi per idee o attività espresse dal lavoratore. Quando invece un’azienda con più di quindici dipendenti dovesse  licenziare per motivi di natura tecnici o economici, il lavoratore non avrà il diritto a essere reintegrato sul posto di lavoro, ma solamente a un'indennità. Per quanto riguarda i casi di licenziamento disciplinare, invece, sarà il giudice a stabilire se il lavoratore dovrà ricevere un indennizzo o essere reintegrato nel posto di lavoro.

Le proposte del governo, come detto, non piacciono però alla Camusso, che ha recentemente spiegato, a margine di una iniziativa della Cgil a Firenze che sull’articolo 18 «vedremo quali proposte saranno fatte: quelle sentite finora dal governo non ci convincono, e non vanno bene».  «Gli accordi sono possibili - ha aggiunto - quando c'è un merito che viene condiviso: se dovessi dirlo oggi, credo che ci sia ancora della strada da fare. Per noi l'articolo 18 è una tutela generale, ha una funzione di deterrenza rispetto all'arbitrio sui licenziamenti».