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I sussidi funzionano se i disoccupati accettano la sfida

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Se il nostro Paese vuole tornare a essere un soggetto trainante per l’economia mondiale - ruolo che ci compete per visione e cultura - non può permettersi che il posto di lavoro sia garantito in modo deresponsabilizzante e improduttivo o che il sussidio di disoccupazione costituisca un incentivo all’inattività, ma, al contrario, deve adottare strumenti in grado di supportare temporaneamente uno stato di bisogno (l’assenza di un’occupazione), riqualificando allo stesso tempo le persone per “rilanciarle” in una nuova sfida.

Da ciò discende la necessità di dotarsi di strumenti adeguati e intermediari efficienti. Strumenti che contribuiscano realmente a far uscire il nostro Paese dal calo di aspettative in cui si trova e che aiutino le persone a soddisfare e valorizzare il proprio desiderio e impegno, così che quello slancio di costruzione che connota ciascuno di noi possa essere nuovamente attratto in modo libero e creativo verso nuove forme di impegno personale, che possano sfociare in opportunità lavorative adeguate. Questa è la vera “partita” che dobbiamo giocare. In caso contrario la ricchezza di talenti di cui siamo dotati e di esempi positivi generati negli anni rimarranno sempre più sepolti sotto il peso di una irragionevole inerzia.

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