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MARCO BIAGI/ La riforma (vera) del lavoro

Marco Biagi (Infophoto) Marco Biagi (Infophoto)

Allora la questione di dare ai lavoratori italiani regole, contratti, servizi e tutele pari ai lavoratori degli altri paesi europei resta ancora intatta. Servizi al lavoro pubblici e privati che siano valutati per l’efficacia con cui intervengono a sostegno dei periodi di difficoltà dei lavoratori, un sistema di ammortizzatori sociali finalizzato a sostenere il reddito delle persone perché restino attive nella ricerca di una nuova collocazione lavorativa, contratti che tutelino tutti i lavoratori senza creare divisioni fra precari e tutelati, trovano ancora nelle indicazioni della lezione di Biagi non solo ispirazione, ma indicazioni operative per migliore il nostro bisogno di relazione con la realtà, che è il fondo umano del lavoro.

Anche l’attenzione che in questo periodo c’è per la transizione scuola-lavoro e per l’apprendistato devono alla lezione di Biagi l’aver fatto emergere come siano le scuole (dalla formazione professionale alle università) le vere agenzie del lavoro che devono trovare nel rapporto con le realtà produttive del territorio una capacità di fare rete per realizzare fino in fondo il loro compito educativo.

La passione con cui Biagi ha affrontato questi temi, senza mai deflettere dal rigore scientifico di studioso, indica però una lezione che va oltre e attiene a una concezione del mondo che vede nel lavoro il punto principale in cui si afferma la persona, con il suo desiderio di relazione con la realtà e con gli altri. Qui sta la radice cristiana e sociale di un maestro che ha seguito la sua vocazione di essere utile agli altri senza badare al sacrificio di cui pure era paurosamente cosciente. Ha amato il suo lavoro fino in fondo e per questo ci ha insegnato come tutelare e amare il lavoro di tutti.

Questa grande lezione resta attuale per noi nel proseguire per dare al mercato del lavoro gli strumenti per garantire, con le sue regole, il rispetto e la tutela della persona. È stato per questo, lui che voleva un Paese che non avesse bisogno di eroi, un eroe della liberazione del lavoro.

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COMMENTI
19/03/2012 - Stabilità...che parola interessante.... (Mariano Belli)

Non essendo intelligente come il famoso Giuseppe Crippa, da mediocre anonimo quale sono mi limito a leggere le parole del grande Papa usando il buonsenso della persona comune: Egli parlava infatti di "stabilità del lavoro", ma come è possibile non comprendere che in un paese che ha una disoccupazione cronica come il nostro, che è in piena recessione, e per certe aree geografiche e classi di età (come i più anziani), "stabilità del lavoro" coincida evidentemente con "stabilità del posto di lavoro"? Pertanto sarei proprio curioso di sapere se oltre a Crippa c'è qualcun'altro che crede che il Papa intendesse con quell'espressione un girovagare disperato per l'Italia saltando da un contratto da precario all'altro....magari per un padre di famiglia....e chiaramente nella continua ansia di non restare per strada, e tutto questo fino ai 67 anni della pensione.... Sarò stupido ed anonimo, ma sono fiero e felice di essere nella migliore compagnia possibile....

 
19/03/2012 - Io rispetto e stimo Marco Biagi (Giuseppe Crippa)

Ogni persona pensante comprende che se le tutele imposte per legge sono tali da compromettere la competitività dell'azienda, essa non potrà sopravvivere (se non in Paesi in cui tali tutele siano coerenti con la realtà dell'economia) E’ singolare constatare come questo anonimo lettore e Claudio Scajola condividano la stessa opinione su Marco Biagi. Io invece nutro il massimo rispetto per la sua figura di persona che ha pagato con la vita la fedeltà alle sue idee: se le sue proposte fossero state implementate in modo corretto e non strumentale non ci troveremmo in queste condizioni. Faccio notare infine all’anonimo, ma non so se riuscirà a capire la differenza, che Giovanni Paolo II ha parlato di “garantire ai lavoratori la giusta retribuzione e la stabilità del lavoro" e non la stabilità “del posto di lavoro”

 
19/03/2012 - Allora ve lo ricordo io... (Mariano Belli)

Ogni persona pensante è in grado di capire a cosa porta e sopratutto a chi giova un livellamento delle tutele verso il basso piuttosto che verso l'alto (come dovrebbe avvenire in uno Stato civile e moderno che ha a cuore il benessere dei suoi cittadini). I risultati del lavoro di questo signore, che tra poco dichiareranno santo, sono osservabili da tutti nella misera condizione lavorativa di milioni di precari, e ciascuno può giudicarli. E anche se ormai non sembra importare più a nessuno, sono in netto contrasto con la dottrina sociale della Chiesa. Dal "DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI RAPPRESENTANTI DEL MONDO DEL LAVORO" Fornaci di Cerignola - Lunedì, 25 maggio 1987 "Contemporaneamente la Chiesa non si stanca di sollecitare, a ogni livello, le autorità responsabili perché mettano mano ai provvedimenti necessari a garantire ai lavoratori la giusta retribuzione e la stabilità del lavoro." Sembra passato un secolo, vero?