BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA DEL LAVORO/ L'esperto: vi spiego perché si rischia di aumentare il lavoro nero

L’avvocato PATRIZIA TIRABOSCHI commenta in questa intervista la ricerca di un accordo sulla riforma del lavoro tra governo e parti sociali. Con o senza accordo, il governo andrà avanti

L'incontro tra governo e parti sociali (InfoPhoto) L'incontro tra governo e parti sociali (InfoPhoto)

«I benefici non saranno certamente immediati, ma dipende anche dalla tipologia di vantaggi che si intende. Nella bozza di riforma che sembra al vaglio sia delle parti sociali che del ministro Fornero si distinguono due tipologie di incentivi: da una parte l’attività nei confronti delle misure di ammortizzatori sociali per facilitare la transizione da un’attività all’altra, e dall’altra le misure che vanno a incidere propriamente su quella che è la regolamentazione dei rapporti di lavoro. Abbiamo, per fare un esempio, la previsione della nuova “indennità di disoccupazione”, la famosa Aspi, cioè un’assicurazione sociale per l’impiego che dovrebbe andare a sostituire l’indennità di mobilità e disoccupazione». L’avvocato giuslavorista Patrizia Tiraboschi commenta in questa intervista la ricerca di un accordo sulla riforma del lavoro tra governo e parti sociali. Con o senza accordo, in ogni caso il governo presenterà al Parlamento il suo piano, anche se il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si dice convinta del fatto che "oggi siamo abbastanza maturi sui contenuti. Abbiamo un tempo limitato, affrontiamo i problemi con grande serietà. Non possiamo andare avanti a discutere all'infinito".

Quando potremo vedere i primi benefici di questa modifica per i neoassunti?

I tempi di attuazione e applicazione dell’Aspi, che secondo la Fornero dovrebbero essere anticipati verso il 2013, in realtà dovrebbero essere traslati nel tempo verso il 2015, garantendo per più tempo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali e di quei sussidi attualmente esistenti, come la cassa in deroga, la mobilità, la cassa ordinaria e straordinaria. In questo modo si garantirà una possibilità economica da gestire, con riferimento alla crisi in corso, ancora per qualche anno. Anche rispetto a quanto detto in precedenza, quando ci riferiamo ai tempi è necessario fare delle distinzioni: come detto, gli ammortizzatori sociali saranno posticipati mentre, per esempio, le modifiche nell’ambito dei rapporti di lavoro potrebbero essere già quasi immediate. 

A suo giudizio l’atteggiamento che si sta assumendo riguardo la riforma del lavoro può in qualche modo favorire una nuova occupazione?

La gestione di un nuovo apparato di ammortizzatori sociali, quindi la creazione dell’Aspi, è sicuramente positiva, ma ritengo che altre tipologie di modifica, come un aumento dei contributi previsti per i contratti di lavoro a termine o un maggior controllo delle collaborazioni coordinate continuative, siano di fatto misure che probabilmente non andranno a incentivare l’occupazione regolare. Anzi, il rischio è di veder aumentare uno dei maggiori problemi della realtà italiana, cioè quello dell’occupazione irregolare.

In che modo?

Ci sono certamente misure che potranno aumentare l’occupazione, ma non necessariamente del tutto regolare, come per esempio i nuovi controlli o la presunzione che sembra dovrà essere prevista nell’accordo, con riferimento alle prestazioni svolte dai lavoratori autonomi, quindi con partita Iva. Restringimenti troppo importanti e rigidi rischiano, in fase di applicazione concreta, di far scegliere all’azienda un regime di lavoro irregolare, piuttosto che l’utilizzo di quelle forme di lavoro flessibile che sono state previste dalla riforma Biagi ma non solo, che possono invece incentivare e facilitare le forme di occupazione regolare.

Secondo lei, si sta andando verso una incentivazione del contratto a tempo indeterminato?

Sicuramente l’idea di considerare il contratto di lavoro a tempo indeterminato come quello ordinario più tutelante va condivisa e sostenuta, anche alla luce di quello che ci indicano la Comunità e la Commissione europea. Certo è che non si può prescindere dalle necessità economiche attuali, italiane e non, quindi di conseguenza anche le tipologie che differiscono da questa devono essere incentivate con controlli e strumenti che possano ricondurre a un utilizzo lecito. Non si può pensare che il contratto di lavoro a tempo indeterminato sia l’unico, perché altrimenti si rischia di incentivare solamente il rapporto di lavoro irregolare.

Può parlarci meglio di questi controlli? Cosa intende?


COMMENTI
19/03/2012 - L' esempio peggiore del paese migliore (D) (francesco oglialoro)

Si sostiene che le relazioni sindacali in italia siano storicamente conflittuali a causa dell'estremismo della Camusso,dimenticando che i segretari della F.I.O.M e della C.G.I.l da Pizzinato a Lama da Cofferati a Epifani e tutti gli altri sono stati sempre additati con analoghi termini,credo che sia fin troppo evidente che in Italia ciò che dia fastidio sia la presenza di un sindacato.Estremista è semmai chi firma accordi separati pur avendo un consenso largamente minoritario e senza far votare i lavoratori.In merito al paragone con la Germania facciamolo più completo ad esempio gli stipendi,il potere d'acquisto dei salari, l'evasione fiscale,la corruzione,il valore delle pensioni.Il lavoro nero è una condizione da terzo mondo e il largo uso che se ne fa in Italia non è giustificabile neanche da una forte pressione fiscale,gli imprenditori onesti non ne fanno uso ma piuttosto ne sono vittime di altri disonesti.