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La bassa competitività non favorisce buona occupazione

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Per contro, per mantenersi flessibili, le aziende vengono incentivate a rimanere sotto i 15 dipendenti - innescando così una dinamica che va nella direzione opposta a quella auspicata per la crescita della competitività - e a ricorrere a forme di contratto inique e talvolta irregolari. In questo contesto il sistema pubblico si è trasformato in un grande “ammortizzatore sociale” che non solo risulta improduttivo per la bassissima efficienza con cui opera, ma che ha definitivamente rinunciato alla propria missione, quella cioè di erogare servizi utili. Tutto ciò comporta un grave danno per il benessere sociale e per la produttività dell’intero sistema.

È necessario ridare centralità al lavoro per tutti, equamente retribuito e tutelato, nella consapevolezza che il valore del lavoro dipende dal contributo che genera nella creazione di un bene sociale. Nonostante talvolta il mercato non valorizzi adeguatamente il valore creato, non si può però prescindere dal fatto che il lavoro non è mai fine a se stesso. Il lavoro finisce per essere frustrante per chi lo svolge e dannoso per chi ne beneficia se concepito a prescindere dal suo essere una risposta efficace a specifici bisogni reali.

Solo recuperando questo fondamento personale e culturale si può seriamente contribuire alla produttività del lavoro, aspetto sempre più centrale nella creazione di benessere per il Paese.

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