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ARTICOLO 18/ L'esperto: sì all'indennizzo, ma attenzione al "modello tedesco"

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La Cgil è però stata chiara, assumendo una posizione, continua il professor Daveri, «traducibile come un rifiuto di monetizzare i diritti e di attribuire un valore monetario a tutto. Credo però che, vista la situazione attuale, il fatto di vedersi attribuito un indennizzo può rappresentare una soluzione alternativa per il lavoratore, che può così riorganizzarsi con più di serenità e avere un certo orizzonte temporale per cercare di tornare nel mondo del lavoro. Questo non viene però accettato dai sindacati, convinti che possa portare a licenziamenti indiscriminati».

Chiediamo infine a Francesco Daveri se è vero che per le imprese in crisi risulterà più conveniente procedere a licenziamenti individuali anziché optare per quelli collettivi da 5 o più dipendenti: nel primo caso infatti basta una lettera, una comunicazione in cui, se non richiesto dal lavoratore entro 15 giorni, non devono neanche essere spiegati i motivi. Nel secondo caso, invece, l’iter burocratico si fa molto più complicato: «Il fatto che le imprese siano avvantaggiate a optare per il licenziamento individuale rispetto a quello collettivo incide anche sul morale aziendale - conclude Daveri -: un conto è cercare di uscire da una situazione di difficoltà in un contesto di solidarietà o comunque di condivisione insieme ad altre persone e ai sindacati, con l’obiettivo di far rispettare esigenze che sono collettive. Un altro conto è invece ritrovarsi in una situazione in cui si affronta una situazione così delicata da soli, che è certamente molto diversa e molto più complicata».  

 

(Claudio Perlini)

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COMMENTI
21/03/2012 - 2 piedi in 1 scarpa (francesco oglialoro)

Credo che l'articolista più che da docente parli da politico rendendo l'articolo poco chiaro, egli sostiene (come confindustria)che la reintegra valga solo per i casi discriminatori e gli altri casi indennizzo, però non spiega le conseguenze di ciò, dato che non esiste un imprenditore tanto ingenuo che licenzia motivandolo come atto discriminatorio è ovvio che ogni licenziamento diventa legittimo.Un altro punto poco chiaro è che egli sostiene che l'attuale sistema sia il meno vantaggioso fra i paesi Europei e fa un esempio :se un giudice sentenzia legittimo un licenziamento il lavoratore resta con un pugno di mosche in mano e non spiega perchè e dove un licenziamento LEGITTIMO debba essere indennizzato,ci spieghi anche per chi è meno vantaggioso? visto la disoccupazione in Italia ogni lavoratore si tiene stretto il suo lavoro e il suo art 18.