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RIFORMA DEL LAVORO/ Nuovo round sindacati-Governo. Oggi forse l’accordo

Dopo quello di ieri sera tra leader sindacali e il ministro Fornero, stamattina è già cominciato un altro incontro tra parti sociali e governo sulla riforma del lavoro

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Dopo quello di ieri sera tra leader sindacali e il ministro Fornero, stamattina è già cominciato un altro incontro tra parti sociali e governo in vista dell’appuntamento già concordato per il primo pomeriggio. La riforma del lavoro, a quanto pare, non può più attendere e, come ha già annunciato il ministro del Welfare Elsa Fornero, si andrà avanti anche se i sindacati non accetteranno quanto l’esecutivo ha messo in pista, in particolare per quel che riguarda l’ormai famigerato articolo 18 che da tempo divide parti sociali e governo.

Di fatto, è la Cgil il sindacato che fino a oggi ha opposto più resistenza al cambiamento delle norme sui licenziamenti individuali; più disponibili Uil e Cisl, anche se sembra che senza accordo unitario non si vada da nessuna parte. Ieri era intervenuto anche il Capo dello Stato Giorgio Napolitano a chiedere ai sindacati uno sforzo, una rinuncia al proprio punto di vista perché senza l’accordo con le parti sociali la riforma del lavoro verrebbe sminuita nella sua importanza e nei suoi contenuti. Di fatto, non avere l’accordo dei sindacati significherebbe andare incontro a una stagione perenne di confronti e manifestazioni che bloccherebbero lo sviluppo della riforma stessa.

Si parlerà comunque anche di ammortizzatori sociali, importanti per definire la riforma stessa, così come di flessibilità in entrata del mercato del lavoro e non solo in uscita. All’incontro di stamane, definito informale, seguirà quello vero e proprio oggi pomeriggio alle 15:30: per molti appare l’ultimo round possibile per trovare un accordo, anche se non è da escludere che ce ne possano essere negli altri giorni. In ogni caso, il Premier Mario Monti dovrà partire nel fine settimana per l’Estremo Oriente e vuole chiudere il discorso prima di iniziare questo viaggio. Ma qual è il nodo fondamentale che divide esecutivo e sindacati sull’articolo 18? Il governo sembra pronto ad adottare il modello tedesco, con la possibilità che sia il giudice a scegliere tra indennizzo e reintegro in azienda, per i licenziamenti disciplinari. Su quelli economici, invece, pare voler rendere obbligatorio l’indennizzo. Una soluzione difficile da digerire per un sindacato come la Cgil, che a quanto pare sarebbe al massimo disposta ad accettare che anche in questo caso sia il giudice a decidere tra indennizzo e reintegro, ma che non sembra voler  concedere alle imprese la possibilità di licenziare così facilmente dietro il pagamento di un’indennità.