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RIFORMA DEL LAVORO/ Salta l'accordo? Monti chiede al Parlamento di decidere

Mentre procede l'incontro tra parti sociali e governo, sembra che si stia arrivando a un punto morto. Mario Monti starebbe pensando di portare tutto al Parlamento affinché decida

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

La riforma del lavoro non decolla. L'ennesimo incontro tra governo e parti sociali si sta risolvendo in un nulla di fatto, tanto che il capo del governo sta pensando di rimandare tutto al Parlamento. È praticamente da ieri notte che la discussione va avanti senza che si approdi a nulla. Prima del nuovo incontro di oggi pomeriggio Mario Monti aveva espresso la speranza che fosse l'incontro definitivo, quello conclusivo "o quasi", aveva detto. L'accordo invece non sta arrivando e Mario Monti ha già fatto sapere che si procederà con una verbalizzazione delle varie posizioni, sui punti di accordo e disaccordo per portare poi tutto davanti al Parlamento, che in ultima analisi diventerebbe il giudice finale della riforma del lavoro. Tutto ciò in mezzo agli appelli del Capo dello Stato e delle forze politiche a trovare un accordo, chiedendo proprio ai sindacati di fare uno sforzo per il bene comune. Pierluigi Bersani, intervenendo sulla questione, ha chiesto che sia il governo a colmare le distanze esistenti con i sindacati, facendo cioè le maggiori concessioni. L'intesa infatti deve essere raggiunta: senza, ha detto Napolitano, la riforma non avrà il medesimo significato. E deve essere raggiunta entro fine settimana, come è stato deciso dopo il prolungarsi senza sosta del dibattito.  

L'ostacolo che blocca tutto è il nodo dell'articolo 18, ma anche particolari non da poco come gli ammortizzatori sociali. Ma sull'articolo 18 si gioca tutto: per la Cgil, quanto chiede il governo è soltanto la libertà di licenziare. In una nota già diffusa prima dell'incontro di oggi pomeriggio, la Cgil infatti stigmatizzava il tutto con queste parole: "Nonostante gli sforzi unitari per costruire una mediazione con il governo, l'esecutivo ha solo manifestato l'intenzione di manomissione dell'articolo 18. È più che fondato il timore che in realtà l'obiettivo del governo non sia un accordo positivo per il lavoro ma i licenziamenti facili". L'ultima offerta del ministro Fornero, da quanto si apprende da fonti ufficiali, sarebbe quella di lasciare in vigore l'articolo 18 per i licenziamenti discriminatori mentre per quelli economici sarà previsto solo l'indennizzo al lavoratore. Nel dettaglio per i licenziamenti disciplinari si propone il rinvio al giudice che avrà potere di decidere sui casi gravi oppure l'indennità con un massimo di 27 mensilità tenendo conto dell'anzianità acquisita. L'indennizzo previsto per i licenziamenti economici andrebbe da un minimo di 15 mensilità a un massimo di 27 con riferimento all'ultima retribuzione.