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Lavoro

RIFORMA LAVORO/ Monti: sull’articolo 18 la questione è chiusa. No della Cgil

Mario Monti ha annunciato per giovedì l’incontro finale, quello in cui governo e parti sociali chiuderanno definitivamente il testo della riforma del mercato del lavoro, a cui Cgil dice no

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Il premier Monti ha annunciato per giovedì l’incontro finale, quello in cui governo e parti sociali chiuderanno definitivamente il testo della riforma del mercato del lavoro. La Cgil, ha fatto poi sapere il presidente del Consiglio, «ha espresso il proprio dissenso sull'articolo 18, tutti gli altri il proprio consenso. Su questo aspetto per quanto riguarda il governo la questione è chiusa ». Decisivo quindi l’incontro di ieri, durato oltre quattro ore, ma durante l’appuntamento previsto per giovedì, quello “finale”, come ha detto anche Monti, non ci sarà comunque la firma di un accordo: «Ho chiarito alle parti sociali – ha detto Monti - che l'interlocutore essenziale del Governo è il Parlamento. Il dialogo con le parti sociali è importantissimo, ma non riflettiamo una cultura consociativa che in un passato mediamente lontano ha tante volte ritenuto che la cosa più importante fosse che il governo favorisse l'accordo con le parti sociali». «Abbiamo pensato che per dare all'Italia più capacità di rispondere alle sfide dell'economia fosse importante ammodernare quel pezzo cruciale dell'economia che è il mercato del lavoro e il modo di prendere le decisioni che dà massimo rilievo alle parti sociali ma non dà a nessuno il potere di veto», ha aggiunto Monti, secondo cui la riforma «valorizza al massimo e nel modo più pieno e come la Costituzione richiede, il ruolo del Parlamento». Secondo il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, è necessario «aumentare l'occupazione di giovani e donne e migliorare la qualità dell'occupazione che significa riduzione del precariato. Non vogliamo smantellare tutele ma rendere meno blindato il contratto subordinato a tempo indeterminato», mentre quello a tempo determinato, ha detto ancora la Fornero, è «il contratto dominante ma gli altri non li buttiamo via» . Positivo il giudizio di Cisl e Uil, ma non della Cgil. «Sull'articolo 18 – ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni - apprezziamo la direzione del governo per una mediazione fondata sul sistema dei nuovi ammortizzatori che abbiamo costruito i questi giorni avendo raccolto l'invito alla responsabilità fatto dal presidente della Repubblica» . Bonanni si dice anche soddisfatto degli ammortizzatori sociali confermati, spiegando però che «serve il mantenimento dei contratti di solidarietà come avviene in Germania e occorrono maggiori politiche attive per il reimpiego». Dura la reazione del leader di Cgil, Susanna Camusso, secondo cui quella sull’articolo 18 « è una proposta squilibrata sulla quale il governo ha chiesto un pronunciamento unico», quindi, spiega, «faremo di tutto per contrastare la riforma del mercato del lavoro. La Cgil farà le mobilitazioni necessarie e non sarà una cosa di breve periodo». Positivo anche il giudizio di Emma Marcegaglia, che ha detto che Confindustria ha «accolto la richiesta che ha fatto a tutto il mondo delle parti sociali il Presidente Napolitano dimostrando grande senso responsabilità e abbiamo dato un'adesione complessiva all'architettura complessiva della riforma, ma rimangono alcuni punti su cui lavorare». In particolare, «ci sono delle norme sulla flessibilità in entrata che non condividiamo perché vediamo un irrigidimento eccessivo e vediamo un aumento dei costi per le imprese». Infine, secondo il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, «per dare un giudizio positivo sulla riforma del mercato del lavoro servono modifiche», mentre secondo Giovanni Centrella, segretario generale di Ugl, «così come presentata e impostata, la riforma ha una visione più ampia e non più incentrata solo sull'articolo 18».