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Lavoro

CONGEDO DI PATERNITA'/ Da Svezia e Francia una "bocciatura" per la riforma Fornero

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Ma almeno un intervento del genere bastererebbe a raggiungere lo scopo dichiarato - quello di incoraggiare i padri a condividere la cura dei figli? Anche qui viene in soccorso un (contro)esempio europeo: se nell’osannata in Francia i 15 giorni di congedo obbligatorio per i padri sono una realtà, non sembrano essere granché serviti a sensibilizzarli alla condivisione della cura. Secondo una indagine dell’EIRO (European Industrial Relations Observatory) di Dublino, risalente al 2007, il tasso di utilizzazione di congedi parentali facoltativi da parte degli uomini è pari all’1%, più basso di quello italiano (pari al 7%). Ancora, secondo un sondaggio Eurobarometer sulle inclinazioni nei confronti dei congedi parentali, la percentuale di padri francesi che non ha goduto dell’astensione facoltativa è di poco inferiore a quella dei padri italiani (85% vs. 87%); ma mentre il 4% di questi ultimi starebbe considerando di richiederla per uno dei suoi figli, questa percentuale si abbassa al 2% per i francesi. Per giunta, la consapevolezza mostrata dal campione intervistato verso la necessità di una cura condivisa dei figli è esattamente la stessa nei due casi.

Torniamo all’esempio iniziale: per il congedo di paternità, così come per il posto di lavoro ceduto, la priorità sarebbe conservare la somma zero dei costi - e poco importa se questo significa violare un diritto in nome di un altro, costringendoli a mettersi in concorrenza. Ma stavolta il caso si rivelerebbe ancora più insostenibile: se di due lavoratori alle prese con lo stesso ruolo si può assumere l’intercambiabilità, non altrettanto accade dei due genitori. Sostituire, invece che aggiungere, qui significa sorvolare allegramente sulla non sostituibilità dei due termini - non solo in termini di “dettagli” biologici (le madri allattano, a dispetto di chi ripropone la scenetta dei papà alle prese con i biberon così come con i pannolini, dimostrando di saperne assai poco di entrambi), ma di desideri, attitudini, inclinazioni, che - piaccia o no - sono diversi.

Il ruolo del padre e della madre, in particolare nei primi mesi di vita, è tutt’altro che sovrapponibile: negarlo, sottraendo la possibilità di curare i figli alle madri per attribuirla ai padri, rappresenterebbe un ulteriore passo nella direzione dell’omologazione e dell’indifferentismo di genere, che con la conciliazione famiglia-lavoro, con il rispetto delle scelte e con la libertà hanno sempre meno a che fare. 

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