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NUOVO ARTICOLO 18/ Il walzer degli equivoci

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Con l’attuale disciplina, solo il lavoratore può “liberare” il datore di lavoro dall’obbligo di reintegra optando - in base alla legge 108/1990 - per un’indennità pari a 15 mensilità in sostituzione della stessa. La sentenza di reintegrazione comporta anche l’obbligo di pagare le contribuzioni previdenziali e assistenziali sulla retribuzione globale dal momento del licenziamento al momento dell’effettiva reintegrazione. Se il lavoratore, invece, non riprende servizio entro 30 giorni dall’invito del datore di lavoro, o entro 30 giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza non richiede il pagamento dell’indennità sostitutiva della reintegra, il rapporto si intende risolto alla scadenza dei termini sopra indicati e i contributi sono dovuti fino a quella data.

Licenziamento per motivi economici: vale quanto detto per il licenziamento per motivi disciplinari. Le novità che qui verranno introdotte prevedono, differentemente da quanto allo stato, che il giudice - che in ogni caso e come oggi non potrà valutare le scelte economiche del datore di lavoro, ma esclusivamente verificarne l’oggettiva sussistenza - possa stabilire, in ipotesi di recesso illegittimo, un indennizzo tra le 15 e le 27 mensilità, escludendo la possibilità di reintegra del lavoratore.

Utile è notare come la riforma non modifica la disciplina in materia di licenziamenti cosiddetti “collettivi”, ovvero i casi in cui il recesso riguarda motivi economici e si riferisce, nell’arco di 120 giorni, ad almeno 5 lavoratori. Tali ipotesi restano regolate dalla legge 223/1991, che dalla riforma non viene toccata.

Tornando ai licenziamenti individuali, le novità introdotte dal governo Monti prevedono che, in caso di licenziamenti disciplinari, per il lavoratore che adisca giudice, il reintegro sia previsto solo se il motivo è inesistente perché il fatto non è stato commesso ovvero se il motivo non sia riconducibile al novero delle ipotesi punibili ai sensi dei contratti collettivi nazionali. In tutti gli altri casi di inesistenza dei motivi addotti dal datore di lavoro, il giudice dispone un indennizzo da 15 a 27 mensilità e mai il reintegro. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero ha poi spiegato che ci saranno anche altre novità per “accorciare la durata del processo”, la cui attuale, eccessiva lunghezza viene considerata penalizzante dalle aziende.

Rispetto alla nuova flessibilità in uscita, Cisl e Uil avrebbero preferito che uscissero dal diritto al reintegro solo i licenziamenti per motivi economici, ma non quelli disciplinari. Naturalmente la Cgil non è mai stata favorevole alla riforma dell’articolo 18, ma solo a stabilire norme per accelerare i processi riguardanti i licenziamenti. Le modifiche all’attuale sistema di tutela reale proposte del Governo, non sembrano di per sé sole essere ancora sufficienti a favorire una maggiore flessibilità del mercato del lavoro italiano e probabilmente, in fase di applicazione concreta, l’ampia discrezionalità lasciata all’organo giudicante inciderà pesantemente sulle conseguenze effettive, lasciando le imprese in un’incertezza anche maggiore di quella attuale.


COMMENTI
23/03/2012 - Correzione: la nuova norma x tutti i licenziamenti (Mariano Belli)

Con riferimento all'articolo, va detto che va corretta una parte, in quanto la possibilità di licenziare senza reintegro viene ora estesa anche ai licenziamenti collettivi, non solo a quelli individuali come detto nell'articolo (max 4 persone per provincia nell'arco dei 120 giorni). Una cosa inaudita e inaccettabile : un'azienda potrà fare licenziamenti di massa dall'oggi al domani (e, vedrete, toccherà anche agli statali....la strategia governativa è chiara, procedere a fari spenti fino a che sarà troppo tardi per la reazione popolare)

 
23/03/2012 - Dignità smarrita (Mariano Belli)

Rispondo al famoso lettore cui piace dare lezioni di morale, che oggi come oggi licenziare una persona significa ucciderla. L'unica cosa che a lei riesce di proporre è il mors tua vita mea......questo è il suo sistema, ma non il mio! Io sono per tenere al lavoro l'anziano ed assumere i giovani, sono per ristabilire la sovranità monetaria e cacciare il governo dei banchieri come hanno fatto in Islanda, sono per rilanciare l'economia con gli investimenti pubblici, per stampare moneta per pagare il debito come fa il Giappone, per abbassare le tasse e vedrete come ritornano ad investire i privati....purtroppo le(vi) hanno messo in mente un sacco di fandonie, vi hanno fatto credere che la purga a vita è l'unica soluzione...svegliatevi, e riprendetevi la vostra dignità!!!!!

 
22/03/2012 - Una domanda (Giuseppe Crippa)

Mi piacerebbe chiedere al lettore anonimo che non hai fatto uno sciopero (cioè che si è sempre servito delle lotte degli altri) se accetterebbe una legge che consentisse alla sua azienda un licenziamento per motivi economici a fronte dell'assunzione di uno (o due o cinque, dieci – metta lui il numero) giovani. Non si disturbi a scriverlo: mi immagino già la risposta.

 
22/03/2012 - Barricaderos (giuseppe sghirlanzoni)

Mi stupisce che non siano le associazioni datoriali delle Piccole e Medie Imprese a fare la barricate, visto che questa riforma per soddisfare le richieste di 4 o 5 grandi gruppi, che dopo il caso Melfi hanno iniziato una pur condivisibile campagna contro la reintegra obbligaotria dei lavoratori, raddoppia i costi dei licenziamenti per il 99,9999% delle imprese italiane, che notoriamente sono abbondamente sotto la soglia dei 15 dipendenti. E' incredibile che la CGIL si opponga, visto che questa riforma estende a tutti l'articolo 18 e praticamente non toglie nessuna delle garanzie del sistema attualmente in vigore.

 
22/03/2012 - Non si calpesta la dignità delle persone (Mariano Belli)

C'è qualche professore, dei tanti in giro, che è in grado di spiegare come mai queste liberalizzazioni dei licenziamenti vengono applicate solo ai lavoratori del settore privato e non a quelli del settore pubblico? (almeno per ora....) Volevano, a chiacchiere, eliminare la discriminazione tra "ipertutelati" e non tutelati, e questa come si chiama? Mi sembra ci siano più discriminazioni di prima, oltretutto i precari saranno ancora più precari, perchè saranno allontanati prima di essere assunti... Infine, ma che giustizia è se un datore caccia un lavoratore con la scusa di un finto problema economico, e quest'ultimo, pur avendo ragione, dovrà accontentarsi di un risarcimento irrisorio rispetto all'entità del danno causatogli? Io penso che giocare così con la vita delle persone, arrivando a calpestarne la dignità, porterà a reazioni molto brutte nel breve, e nel medio-lungo a una rivoluzione sociale di tale portata che i burocrati al potere manco si sognano. Ve lo dice uno che non ha mai fatto uno sciopero!

 
22/03/2012 - Un dubbio. (Matteo Taglietti)

MA cosa succede se il licenziamento per motivi economici è giustificato? Mi pare di capire che al lavoratore non spetti nulla se non la liquidazione