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Lavoro

NUOVO ARTICOLO 18/ Il walzer degli equivoci

Le novità sull’articolo 18 restano il tema su cui sono più forti le divisioni sulla riforma del lavoro. GIUSEPPE SABELLA e PATRIZIA TIRABOSCHI ci aiutano a far chiarezza

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Il governo è andato per la sua strada sul nodo più caldo della trattativa con le Parti sociali. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, è stato perentorio: “Per il governo la questione sull’articolo 18 è chiusa”. Lo schema scelto sui licenziamenti innova per quanto riguarda quelli disciplinari ed economici, lascia invariata la disciplina dei discriminatori. Dato il succedersi di giudizi e opinioni provenienti dalle diverse parti su questa riforma, forse è bene fare un po’ di chiarezza. Le novità, innanzitutto, riguardano tutti i lavoratori, anche quelli attualmente assunti, con decorso dal momento in cui entrerà in vigore la legge.

Come ha ribadito il Ministro Fornero, il licenziamento discriminatorio “è nullo, è come non fosse mai avvenuto” per qualunque tipo di impresa; rimane quindi invariata la disciplina allo stato applicata che prevede, con la riconduzione del licenziamento a motivi discriminatori, l’applicazione della reintegra per tutte le imprese, indipendentemente dal numero dei dipendenti. Diverse saranno invece le conseguenze nel caso di illegittimità nei licenziamenti cosiddetti economici, per esempio nel caso di crisi dell’azienda ossia per “una ragione oggettiva”, per i quali sarà previsto un indennizzo da 15 a 27 mensilità. Mentre per i licenziamenti disciplinari sarà il giudice a decidere, non è chiaro in base a quali circostanze oggettive: il reintegro, nei casi gravi, o una indennità da 15 al massimo di 27 mensilità, tenendo conto dell’anzianità del dipendente allontanato. È stata inserita anche una tassa sul licenziamento pari a un mese e mezzo di retribuzione.

Riepilogando, i licenziamenti saranno catalogati in tre tipologie.

Licenziamento per motivi discriminatori: in qualsiasi tipo di azienda, sotto o sopra i 15 dipendenti, i licenziamenti determinati da ragioni di credo politico o fede religiosa, dall’appartenenza a un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacali o da questioni discriminatorie in genere, già oggi è considerato nullo. Con la conseguenza che, in ogni caso sarà disposto il reintegro del lavoratore sul posto di lavoro. Questa fattispecie non è stata modificata.

Licenziamento per motivi disciplinari: in questi casi, allo stato, alle imprese che occupano alle proprie dipendenze più di 15 lavoratori si applica l’articolo 18, marginalmente modificato dalla legge 108/1990, che assicura la tutela della stabilità del posto di lavoro. Il giudice quando stabilisce che il licenziamento non è assistito da giusta causa o giustificato motivo, deve ordinare la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro senza la possibilità di un’alternativa di tipo risarcitorio ovvero senza alcuna possibilità di monetizzare la stabilità del rapporto. Non solo, oltre alla reintegra, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore, pari alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino all’effettiva reintegra, comunque non inferiore a 5 mensilità di retribuzione.


COMMENTI
23/03/2012 - Correzione: la nuova norma x tutti i licenziamenti (Mariano Belli)

Con riferimento all'articolo, va detto che va corretta una parte, in quanto la possibilità di licenziare senza reintegro viene ora estesa anche ai licenziamenti collettivi, non solo a quelli individuali come detto nell'articolo (max 4 persone per provincia nell'arco dei 120 giorni). Una cosa inaudita e inaccettabile : un'azienda potrà fare licenziamenti di massa dall'oggi al domani (e, vedrete, toccherà anche agli statali....la strategia governativa è chiara, procedere a fari spenti fino a che sarà troppo tardi per la reazione popolare)

 
23/03/2012 - Dignità smarrita (Mariano Belli)

Rispondo al famoso lettore cui piace dare lezioni di morale, che oggi come oggi licenziare una persona significa ucciderla. L'unica cosa che a lei riesce di proporre è il mors tua vita mea......questo è il suo sistema, ma non il mio! Io sono per tenere al lavoro l'anziano ed assumere i giovani, sono per ristabilire la sovranità monetaria e cacciare il governo dei banchieri come hanno fatto in Islanda, sono per rilanciare l'economia con gli investimenti pubblici, per stampare moneta per pagare il debito come fa il Giappone, per abbassare le tasse e vedrete come ritornano ad investire i privati....purtroppo le(vi) hanno messo in mente un sacco di fandonie, vi hanno fatto credere che la purga a vita è l'unica soluzione...svegliatevi, e riprendetevi la vostra dignità!!!!!

 
22/03/2012 - Una domanda (Giuseppe Crippa)

Mi piacerebbe chiedere al lettore anonimo che non hai fatto uno sciopero (cioè che si è sempre servito delle lotte degli altri) se accetterebbe una legge che consentisse alla sua azienda un licenziamento per motivi economici a fronte dell'assunzione di uno (o due o cinque, dieci – metta lui il numero) giovani. Non si disturbi a scriverlo: mi immagino già la risposta.

 
22/03/2012 - Barricaderos (giuseppe sghirlanzoni)

Mi stupisce che non siano le associazioni datoriali delle Piccole e Medie Imprese a fare la barricate, visto che questa riforma per soddisfare le richieste di 4 o 5 grandi gruppi, che dopo il caso Melfi hanno iniziato una pur condivisibile campagna contro la reintegra obbligaotria dei lavoratori, raddoppia i costi dei licenziamenti per il 99,9999% delle imprese italiane, che notoriamente sono abbondamente sotto la soglia dei 15 dipendenti. E' incredibile che la CGIL si opponga, visto che questa riforma estende a tutti l'articolo 18 e praticamente non toglie nessuna delle garanzie del sistema attualmente in vigore.

 
22/03/2012 - Non si calpesta la dignità delle persone (Mariano Belli)

C'è qualche professore, dei tanti in giro, che è in grado di spiegare come mai queste liberalizzazioni dei licenziamenti vengono applicate solo ai lavoratori del settore privato e non a quelli del settore pubblico? (almeno per ora....) Volevano, a chiacchiere, eliminare la discriminazione tra "ipertutelati" e non tutelati, e questa come si chiama? Mi sembra ci siano più discriminazioni di prima, oltretutto i precari saranno ancora più precari, perchè saranno allontanati prima di essere assunti... Infine, ma che giustizia è se un datore caccia un lavoratore con la scusa di un finto problema economico, e quest'ultimo, pur avendo ragione, dovrà accontentarsi di un risarcimento irrisorio rispetto all'entità del danno causatogli? Io penso che giocare così con la vita delle persone, arrivando a calpestarne la dignità, porterà a reazioni molto brutte nel breve, e nel medio-lungo a una rivoluzione sociale di tale portata che i burocrati al potere manco si sognano. Ve lo dice uno che non ha mai fatto uno sciopero!

 
22/03/2012 - Un dubbio. (Matteo Taglietti)

MA cosa succede se il licenziamento per motivi economici è giustificato? Mi pare di capire che al lavoratore non spetti nulla se non la liquidazione