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NUOVO ARTICOLO 18/ Santini (Cisl): risolto il dubbio sui licenziamenti economici, la riforma funziona

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Quando questi sono discriminatori, risultano sempre nulli e danno sempre diritto al reintegro; quando invece sono disciplinari, danno diritto al reintegro, nella maggioranza dei casi, in cui il lavoratore viene accusato di un fatto che poi risulta non aver commesso. Oppure nei casi in cui viene licenziato per motivi che contrattualmente sono punibili con altre diverse sanzioni. Per quanto riguarda i motivi economici, la nuova legge dirà che prima di arrivare in giudizio, dovrà essere attuata anche per i licenziamenti individuali una procedura preventiva di conciliazione tra le parti. Il lavoratore non può quindi essere licenziato se prima l’azienda non notifica all’Ufficio del lavoro i motivi del licenziamento. Entro sette giorni si fa poi un confronto, in cui o si trova un accordo, oppure il lavoratore può ricorrere in sede giudiziaria. A quel punto il giudice valuterà i motivi economici: se questi effettivamente esistono, verrà data ragione all’azienda, con il conseguente licenziamento del lavoratore; se i motivi economici non sono invece sufficienti, l’azienda dovrà dare al lavoratore un forte indennizzo, fino a 27 mensilità».

Giorgio Santini arriva poi al cuore della questione, la parte più controversa: «C’è un punto in particolare che è stato sollevato e su cui siamo assolutamente d’accordo, che cercheremo con tutte le forze di far introdurre nella legge. Crediamo infatti che non si possa sfruttare il canale dei motivi economici come pretesto per licenziare liberamente, quindi la legge dovrà prevedere che, anche nei casi di motivi economici, il giudice possa decidere per il reintegro se accerterà che il motivo non è in realtà economico ma discriminatorio o disciplinare. Se questa legge verrà presentata nei modi che ho appena descritto, per quanto ci riguarda si tratta di una norma che mantiene inalterata sia la tutela garantita dall’articolo 18 che la deterrenza nei confronti di chi vuol licenziare più facilmente».

 

(Claudio Perlini)     

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COMMENTI
24/03/2012 - santini ! ciò che funziona sono i licenziamenti . (francesco oglialoro)

Non sono d'accordo con l'ipotesi avanzata in quanto la nuova fattispecie di licenziamenti (economici)permette di licenziare chiunque per il semplice motivo che tali problemi li hanno tutte le aziende particolarmente in casi di crisi come in questi anni,non è dunque la soluzione.La proposta avanzata da Santini (c.i.s.l)rischia inoltre di riproporre il caso fiat in quanto,quei lavoratori che sostengono sindacati o sindacalisti considerati scomodi alle aziende o anziani meno efficienti o donne in quanto tali o i cosi detti r.a.l,ecc,ecc, chiunque può rientrare nella lista dei licenziabili.La proposta Fornero incentiva le aziende a optare per le cause e non a una soluzione con le rappresentanze sindacali,esaspera gli animi dei lavoratori,inasprisce i rapporti sindacali,mette a serio rischio la coesione sociale. Ribadisco, perchè credo che i problemi economici sono purtroppo una realtà, che le aziende troveranno più semplice risolverli licenziando.

 
24/03/2012 - tedesca all'italiana (francesco taddei)

se la ragione di un licenziamento è fallace il lavoratore ha diritto al reintegro. se un imprenditore non ha secondi fini di che si lamenta?

 
24/03/2012 - Fine dello stato di diritto (Mariano Belli)

In uno stato di diritto, l'ultima parola per stabilire se un licenziamento è discriminatorio, disciplinare oppure economico non può che spettare al giudice. Diversamente, è come stabilire che il potere giudiziario viene esercitato dalle aziende, che avrebbero l'ultima parola sulla reale natura di un licenziamento, anche contro ogni evidenza...ed è incredibile che un'organizzazione che si autodefinisce sindacato non si sia ribellata ad una simile mostruosità. Cui ne seguiranno altre (vedi ad esempio redditometro), perchè al potere bancario dello stato di diritto non importa nulla. Si ritorna all'Assolutismo! Seguirà una nuova Rivoluzione Francese?