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Lavoro

RIFORMA LAVORO/ Emsden (Wsj) e Bone (Times): Usa e Uk bocciano la Fornero

Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)

Ma più che ispirarsi a un modello straniero, l’Italia dovrebbe cercare di superare un’anomalia peculiare del suo: quella per cui, spiega l’inglese, «i lavoratori più anziani mantengono un posto fisso, mentre per i giovani sembra impossibile trovare un’occupazione. In questo senso mi ha colpito un episodio: due camerieri che lavoravano nel bar dove sono solito andare sono stati licenziati perché, dopo essersi visti rinnovare il contratto a tempo determinato, gli è stato poi comunicato che non sarebbe accaduto ancora, perché questo avrebbe implicato l’assegnazione di un posto fisso e tutto ciò che ne consegue. Quindi adesso altri due ragazzi sono attualmente disoccupati, e devo ammettere che questo è davvero assurdo». Una situazione che, secondo l’americano, è stata determinata dal fatto che «la flessibilità è stata usata per cercare abbassare il costo del lavoro. Ma questo legittimo traguardo dovrebbe essere raggiunto senza “guastare” la flessibilità. Questa deve rimanere in quelle situazioni in cui occorre un contratto non vincolante, come quando si avvia un progetto imprenditoriale dall’esito incerto». E il fatto che le forme contrattuali flessibili verranno a costare di più, avverte Bone, «probabilmente porterà le imprese italiane ad assumere di meno, perché spesso hanno l’abitudine a inserire i giovani nel mercato in modo “precario”».

Qualunque possa essere l’esito di questo progetto di riforma, non si potrà non tener conto del parere dei sindacati, i quali, continua il giornalista del Times «giustamente proteggono i loro membri, ma dovrebbero forse impegnarsi per aiutare non chi è già protetto e ha un lavoro, ma i giovani, che pur sforzandosi restano disoccupati e con una prospettiva che va ogni giorno assottigliandosi». L’intervento sull’articolo 18 è quindi sensato, secondo il corrispondente del Wsj: «Credo che nel 1970 fosse stato concepito come una norma contro i licenziamenti discriminatori, ma poi si è trasformato in una “pietra tombale” per tutti i rapporti di lavoro». In questo senso, dice Bone, «la nuova disciplina sui licenziamenti economici, con la previsione di un indennizzo, permette alle imprese di potersi organizzare meglio. Naturalmente ci vuole un sistema più robusto di ammortizzatori sociali rispetto a quello attuale». E a tal proposito, conclude Emsden, «mi sembra che la creazione dell’Aspi estenda tutele e ammortizzatori sociali in maniera “universale”».

 

(Lorenzo Torrisi e Claudio Perlini)

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