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Lavoro

DDL LAVORO/ 2. Panzeri (ex Cgil): Monti, così puoi "far pace" con la Camusso

Il Cdm ha approvato il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, che arriva dopo una trattativa in cui non si è giunti a un accordo unitario. Ne abbiamo parlato con ANTONIO PANZERI

Susanna Camusso (Infophoto)Susanna Camusso (Infophoto)

Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro. Dunque la parola passa ora al Parlamento che tra misure su articolo 18, licenziamenti, ammortizzatori sociali e contratti dovrà “partorire” una legge. Non sarà un compito facile, dato che l’impianto generale studiato dall’esecutivo è stato criticato apertamente dalla Cgil, oltre che dall’Italia dei Valori e da Sinistra ecologia e libertà, e qualche suo aspetto non convince fino in fondo la Cisl. Difficoltà che crescono considerando che il Partito democratico, pur sostenendo il governo Monti, ha chiesto che la riforma fosse il risultato di un accordo con tutte le Parti sociali. Abbiamo fatto il punto della situazione con Antonio Panzeri, eurodeputato del Pd, già Segretario generale della Cgil milanese tra il 1995 e il 2003.

Questo governo ha fatto tutto quello che poteva fare per procedere con le parti sociali in modo unitario o trova che ci sia stata anche una resistenza conflittuale della Cgil?

Credo che non si sia fatto tutto ciò che era possibile fare. È stato spiegato in lungo e in largo che bisognava fare una manutenzione all’articolo 18 e la proposta unitaria che era in campo da parte del Sindacato (Cgil Cisl e Uil) era quella di applicare pienamente il modello tedesco. Si è continuato a dire che bisogna uscire da questo vincolo e collocarci in Europa dove questo problema è stato affrontato diversamente, ma mi è parso di comprendere che a un certo punto le organizzazioni sindacali sul modello tedesco erano allineate.

E invece?

Si è voluto invece forzare attorno al tema del licenziamento individuale per problemi economici. E già si trattava di una grandissima innovazione rispetto a un dibattito che ha caratterizzato questi ultimi 10 anni, dall’uccisione di Marco Biagi a oggi. Non riesco a comprendere la ragione per cui non si è colta questa disponibilità fino in fondo che non sarebbe stata comunque una passeggiata per la stessa Cgil. Forse qualcuno - mi riferisco al Ministro del Welfare e al Presidente del Consiglio - un esame di coscienza dovrebbe farselo.

A proposito di Marco Biagi, lei era Segretario generale della Camera del lavoro di Milano quando fu redatto il “Patto di Milano”: un’intesa che fu alla base del clima di tensione che culminò poi nell’omicidio del Professore bolognese.


COMMENTI
25/03/2012 - nel merito per favore, basta principi astratti (Emilio Colombo)

chiedo un supporto di informazione qualcuno ha provato a chiedersi se cosa e quanto costerà all'80% delle aziende italiane qs. riforma a prescindere dall'art.18 che non le ha mai riguardate? e lo sbandierato statuto delle imprese? non si diceva che si doveva valutare l'impatto economico delle nuove norme? chi deve farci sapere qs. valutazione? o quali extracosti sono legati alle varie opzioni sul tappeto? e perchè non si devono appicare le stesse regole gli statali oppure sì ? grazie

 
24/03/2012 - fattore educativo (francesco taddei)

può essere che il problema dello stravolgimento delle riforme sia a monte? e cioè: può essere che si debba intervenire sul desiderio di profitto ad ogni costo? o su quello di rinunciare all' efficienza in cambio dello stipendificio di stato? non ho sentito nessuno riguardo a tutto ciò.