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DDL LAVORO/ 2. Panzeri (ex Cgil): Monti, così puoi "far pace" con la Camusso

Susanna Camusso (Infophoto) Susanna Camusso (Infophoto)

Marco Biagi diceva la verità. Il nostro mercato del lavoro è eccessivamente segmentato e non è cambiato di molto da quando il Professore faceva queste osservazioni. Il sistema formativo non funziona per nulla, è oggettivamente difficile che si coniughino domanda e offerta di lavoro. La necessità di una riforma è sotto gli occhi di tutti, però è una riforma che deve pigiare tutti i tasti della tastiera e non solo quello dell’articolo 18, per esempio quello degli ammortizzatori sociali, i rapporti di lavoro, la maggiore propensione a un sistema formativo, agenzie territoriali per il lavoro che funzionino effettivamente, connessione maggiore tra scuola e lavoro. Queste sono le cose da fare per rendere più qualitativo il mercato del lavoro italiano su scala europea.

 

Secondo lei, i contenuti del dibattito sul lavoro in Italia facilitano questa crescita?

 

Bisognerebbe deporre le armi ideologiche e lavorare concretamente sui problemi. Bisogna essere consapevoli che se si vuole far funzionare al meglio il mercato del lavoro in Italia attraverso una riforma effettiva occorrono proposte concrete, ma anche una disponibilità finanziaria importante: le riforme costano, modificare l’attuale situazione degli ammortizzatori sociali e della cassa integrazione, trasformare questo in un nuovo modello, significa mettere a disposizione risorse finanziarie ingenti per poter realizzare questo obiettivo. Bisogna essere consapevoli di questo.

 

Qual è la sua impressione in merito?

 

La mia impressione è che invece ci si formalizzi in qualche modo esclusivamente su un tema guardandolo in modo ideologico. Questo salva la coscienza da parte di tutti, non è affrontare il tema, ci si crea un alibi e basta. Se si vuole andare in profondità e trattare la questione per quella che è, bisogna invece che tutti si siedano intorno al tavolo, diano la loro massima disponibilità, ma abbiano anche la consapevolezza che un processo di questa natura ha bisogno del contributo di tutti, ma ha bisogno anche di essere accompagnato da risorse finanziarie importanti.

 

In Italia flessibilità fa rima con precarietà…

 

Non è obbligatorio che lo sia. Vorrei che si tornasse in qualche modo a quella che era l’ispirazione poi fraintesa, oppure omessa, di Marco Biagi. Mi pare, avendolo conosciuto a quei tempi, che la sua idea fosse quella di introdurre rapporti di lavoro tesi a facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro per poi fornire una stabilizzazione alle persone che entravano. Invece, in questi anni è stata un po’ girata la frittata… le nuove strumentazioni sono state utilizzate per abbattere i costi in entrata da parte delle imprese e anziché portare alla stabilizzazione, si sono reiteratamente riprodotte come un mantenimento della precarietà delle persone. Quindi non si è trattato di un’innovazione per la qualità, ma di un’innovazione per abbattere i costi del lavoro. Non funziona così per il mercato del lavoro, ma neanche in particolare per le imprese.

 

Ci spieghi meglio…

 

Le imprese avrebbero bisogno di risorse da inserire nel proprio mondo della produzione, sul quale bisogna investire dal punto di vista formativo, per poi stabilizzarle affinché contribuiscano alla crescita dell’azienda. La dialettica che vi è stata in tutti questi anni è stata tra la via alta alla competizione, l’innovazione di qualità, e la via bassa, la competizione dei costi. Purtroppo ha prevalso la via bassa, la competizione dei costi, che è un pozzo senza fondo, ci sarà sempre qualcuno che vorrà abbassare i costi per essere più competitivo.

 

Qual è la sua opinione su questo punto?


COMMENTI
25/03/2012 - nel merito per favore, basta principi astratti (Emilio Colombo)

chiedo un supporto di informazione qualcuno ha provato a chiedersi se cosa e quanto costerà all'80% delle aziende italiane qs. riforma a prescindere dall'art.18 che non le ha mai riguardate? e lo sbandierato statuto delle imprese? non si diceva che si doveva valutare l'impatto economico delle nuove norme? chi deve farci sapere qs. valutazione? o quali extracosti sono legati alle varie opzioni sul tappeto? e perchè non si devono appicare le stesse regole gli statali oppure sì ? grazie

 
24/03/2012 - fattore educativo (francesco taddei)

può essere che il problema dello stravolgimento delle riforme sia a monte? e cioè: può essere che si debba intervenire sul desiderio di profitto ad ogni costo? o su quello di rinunciare all' efficienza in cambio dello stipendificio di stato? non ho sentito nessuno riguardo a tutto ciò.