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NUOVO ARTICOLO 18/ Quegli ostacoli "nascosti" che bloccano il lavoro

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Merito e responsabilità

L’unica possibilità che un giovane brillante e di umili condizioni ha per salire nella scala sociale è il merito. Oggi viviamo in una società consociativa in cui il potere è occupato da gruppi e persone che, per difendere i loro privilegi, cercano di impedire il cambiamento. Molti giovani brillanti sono costretti a emigrare all’estero mentre, purtroppo, pochissimi laureati presso prestigiose università estere vengono a lavorare in Italia.

Ripristinare una cultura del merito non è facile e non può avvenire senza una ripresa della responsabilità e della trasparenza. Dare spazio al merito conviene, ma è difficile perché troppi privilegiano la tutela dei loro vantaggi corporativi a svantaggio del bene comune.

 

Fiducia nel futuro

Non facciamo più figli, non riusciamo a trovare un’occupazione ai giovani che continuano a rimanere in casa, le aziende investono pochissimo in termini di formazione. Se non si crede nel futuro non si investe e non si costruisce nell’oggi. La speranza è stata definita da Benedetto XVI come performativa, cioè un fattore in grado di cambiare, trasformare i nostri atteggiamenti e quindi la realtà.

Chi ha una speranza ha le energie per combattere, per sacrificarsi, per superare molteplici ostacoli. Persone rinchiuse in campi di concentramento riuscivano, pur in quelle terribili condizioni, a risparmiare per progettare la fuga. Oggi molti, in condizioni certamente più favorevoli, non si sentono di impegnarsi perché ritengono che non ne valga la pena.

 

Sussidiarietà

Occorre che ciascuno faccia la propria parte, senza invasioni di campo. Lo Stato deve creare le condizioni affinché le persone e le istituzioni possano funzionare al meglio e raggiungere gli obiettivi da loro desiderati. La società civile deve farsi carico di quanto è in grado di fare, a partire dalle famiglie, dalle imprese e dalle comunità locali.

Queste realtà devono assumersi le loro responsabilità in termini di educazione, di scelte organizzative e produttive, senza delegare ad altri compiti che sono di loro competenza. Smetterla di lamentarsi, diventare costruttori del proprio domani, collaborando con uno Stato che sia al nostro servizio (e non viceversa) è possibile e la riforma del lavoro potrebbe essere un passo nella giusta direzione.

Se nei prossimi mesi vedremo non solo molte persone trovare un nuovo lavoro, ma anche tante passare da un lavoro bloccato e poco produttivo a nuove attività più in sintonia con le esigenze attuali, potremo avere la conferma che siamo sul giusto cammino.

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COMMENTI
26/03/2012 - Per il microimprenditore (Mariano Belli)

E' chiaro che i vostri costi aumentano : ma davvero pensavate che il governo dei banchieri facesse i vostri interessi? Il loro obiettivo è succhiare più sangue possibile, a destra e a manca, e solo quando tutti insieme prenderemo coscienza di questo e li rispediremo al mittente, solo allora cominceremo ad intravedere la via d'uscita (che passa attraverso l'Argentina e l'Islanda, e non certo per la Grecia). Il tutto prima che i buoi siano fuggiti tutti dal recinto.

 
25/03/2012 - facciamo 2 conti per favore (Emilio Colombo)

ho trovato e letto in rete il testo integrale del documento del 23.03. sulla riforma "Fornero". A parte l'inciso iniziale che è fastidioso perchè denota un evidente pregiudizio ideologico nei confronti delle imprese che "aggirano la normativa per abbassare il costo del lavoro" (lapsus freudiano?), il mio pensiero di microimprenditore che deve far quadrare i conti a fine mese con i propri collaboratori è che, se qs testo passa,in qs. condizioni per l'80% delle aziende italiane per come siamo oggi c'è un aumento di costi del 30% su un nuovo collaboratore, comunque inserito. Nel contesto globale è come annaffiare i giardino con il diserbante (!) Vedo molte più difficoltà ad assumere in ogni caso, a prescindere. L'art. 18 sarà importante (?) ma se alla fine del mese i conti non tornano si chiude.(punto) Torniamo al fatto che prima di assumere qualcuno ci pensi 18 volte. Lo dico perchè devo assumere 1-2 persone nei prossimi 2 mesi e non so cosa fare. O devo aspettare il dibattito parlamentare per decidere se chiudere o continuare?

 
25/03/2012 - Quegli ostacoli evidenti che non si vogliono veder (francesco oglialoro)

la paura di non poter licenziare sarebbe un ostacolo che blocca il lavoro perciò dovrebbe essere rimosso? non sono assolutamente d'accordo ne con l'analisi ne con la soluzione.In merito all'analisi l'art 18 o equivalente esiste in molti Paesi europei e non creano tale dibattito tanto meno motivo per cui gli investitori non vanno,ma casomai la burocrazia ed i suoi alti costi,i tempi per avere i permessi necessari,le più che probabili tangenti da pagare,questi ostacoli tengono lontani gli investitori dall'Italia.In merito alla soluzione,la rimozione dell'art 18 dovrebbe essere rimosso in tutti i Paesi Europei dove esiste, anche se con altre definizioni,si tratta di una tutela dei lavoratori contro i licenziamenti facili,e dopo averli rimossi quale società europea costruiamo .No non sono d'accordo a costruire un'Europa o un'Italia con meno diritti.Credo che gli ostacoli per liberare il lavoro e la società dalla precarietà e dall'incertezza del futuro siano nella concentrazione della ricchezza prodotta nelle mani di pochi.

 
24/03/2012 - Manca una cosa... (Mariano Belli)

Questo articolo è molto interessante, però non affronta il punto principale : nella nostra società il denaro è al primo posto, anzi è l'unico parametro di valutazione in ogni ambito (il PIL è uno dei tanti). E' questa mentalità/struttura che deve cambiare, a tutti i livelli, va recuperata e affermata la solidarietà sociale (altra parola in disuso) affinchè si possa realizzare quanto ben descritto nell'articolo, cioè un vero e pieno sviluppo della civiltà umana. Le persone vanno coinvolte e rispettate, non impaurite e trattate come schiavi.