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RIFORMA LAVORO/ La rivolta dei partiti: da destra a sinistra tutti contro

Per motivi diversi, Partito democratico e Popolo della libertà non sono soddisfatti della nuova riforma del lavoro. Le previsioni parlano di un dibattito parlamentare lungo mesi

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La riforma del lavoro approvata ieri in Consiglio dei ministri con la formula "salvo intese" (si potranno cioè fare modifiche durante il dibattito parlamentare) avrebbe lasciati insoddisfatti i due maggiori partiti che sostengono il governo stesso. L'insoddisfazione all'interno del Pd è ben nota sin da quando si era concluso il tavolo delle trattative con le parti sociali: il segretario Bersani e parte del partito si erano scagliati contro le modifiche previste all'articolo 18 andando dietro la linea dura della Cgil. Il Pdl invece mostra scontento all'indomani dell'annuncio che il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma co la formula delle possibili modifiche. Per il partito di Alfano, la riforma andava approvata senza alcun distinguo e perdita di tempo. Riforma che è stata approvata rifiutando l'opzione del decreto sia quella della legge delega. Adesso i commenti che si fanno parlano di un difficile esame al Parlamento e di un voto che forse potrebbe anche bocciare la riforma. Ci saranno richieste di modifiche, lunghi lavori nelle commissioni e la previsione che prima dell'estate anche se si riuscisse a trovare un accordo la riforma non verrebbe approvata. Ha stupito tutti i toni duri di Bersani, fino a ieri grandissimo sostenitore del governo dei tecnici che ha rilasciato commenti corrosivi del tipo "si può arrivare a quel ruolo (del premier, ndr) senza essere pratici della materia" o anche "sosteniamo Monti per generosità poi torni la politica". Bersani ha poi trovato anche un alleato inaspettato in Gianfranco Fini che si era rivolto al premier chiedendogli di non insistere con questa riforma. Nel Tero Polo infatti c'è divisione: Rutelli e Fini sarebbero contro la riforma, Casini che è il leader dello schieramento invece è d'accordo almeno in linea di massima. E a destra? La notizia che il decreto legge veniva approvato "salva modifiche" ha scatenato l'ira dell'area del Pdl che fa capo a La Russa, mentre il segretario Alfano si dissociava. Anche qui, comunque, non piace la modifica dell'articolo 18, specie alla base, gli elettori, che hanno paura anche loro dei licenziamenti cosiddetti facili. Davanti a questo quadro Monti non ha rilasciato grandi commenti, se non quello di essere stanco ma soddisfatto. Su tutti il capo dello Stato, da sempre grande sponsor dello stesso Monti, ma anche di questa riforma. 


COMMENTI
24/03/2012 - No al sistema schiavistico (Mariano Belli)

Con decisioni dall'alto osteggiate dal popolo che lavora e produce, e con la paura di perdere il lavoro, l'economia (consumistica) della nostra nazione non si potrà mai riprendere, la gente non consumerà e sarà sempre più arrabbiata e ostile verso decisioni che impediscono di vivere.....si, di vivere! Sarà bene che i tanti soloni ne prendano atto : l'unica possibilità è ascoltare le istanze popolari, e difendere i diritti della classe media anzichè distruggerla, altrimenti si va dritti verso la catastrofe (i sistemi schiavistici hanno sempre avuto economie molto deboli ed inefficienti)