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Lavoro

DDL LAVORO/ Bayer (Ftd): alcuni consigli alla Fornero dalla Germania

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L’articolo 18 è un elemento importante nel quadro generale. Sebbene la protezione contro i licenziamenti ingiustificati sia forte in Germania - il “Kündigungsschutz”?(la protezione contro il licenziamento) moderno è stato introdotto nel 1951 -, non esiste un obbligo di reintegrazione. In Germania non accade mai che un giudice del lavoro disponga la reintegrazione del lavoratore in azienda, salvo quando ritenga che sotto il motivo economico-organizzativo addotto dall’imprenditore ci sia una ragione di discriminazione.

L’articolo 18 è una norma che c’è soltanto in Italia. Secondo le aziende straniere che sono presenti in Italia, l’assolutezza dell’articolo 18 è una barriera forte per gli investimenti. Il meccanismo prevede un lungo processo giudiziario: la maratona con le tappe tribunale, in Corte d’Appello e poi con un eventuale giudizio ini Cassazione, è un incubo per un imprenditore e un grande rischio economico. Rendere l’articolo 18 meno pesante è l’approccio corretto.

Un cambiamento dell’articolo 18 non è però sufficiente. Per allargare la porta d’accesso per i giovani occorre costruire un ponte più solido fra la scuola e il mondo del lavoro. In Germania, l’apprendistato è una strada promettente. Berufsakademien e Fachhochschulen offrono un’educazione con un sistema duale (formazione teorica accompagnata da quella pratica anche in azienda). C’è una collaborazione molto stretta fra le imprese e le istituzioni scolastiche. L’idea di Monti di un contratto di apprendistato è quindi un passo avanti.

La riforma di Monti sarà un successo? L’esperienza tedesca della riforma Hartz suggerisce una certa cautela. La politica ha cambiato le regole dopo Hartz, la fusione fra il sostegno per i disoccupati e il sussidio sociale ha creato nuovi ostacoli amministrativi e l’effetto generale è controverso. Purtroppo, sul mercato del lavoro non ci sono soluzioni facili. Non esiste una ricetta sicura. Questo non vale solo per i politici, ma anche per i tecnici come Hartz e Monti.

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COMMENTI
27/03/2012 - Il diavolo si nasconde nei dettagli (Luca Rossini)

Sostiene il corrispondente del FTD: "In Germania non accade mai che un giudice del lavoro disponga la reintegrazione del lavoratore in azienda, salvo quando ritenga che sotto il motivo economico-organizzativo addotto dall’imprenditore ci sia una ragione di discriminazione." Ammesso e non concesso che questa affermazione sia vera - e sulla base dei dati forniti, per esempio, dal Corriere della Sera non lo è - si fa finta di non capire che il valore della possibilità del reintegro risiede nel suo potere di dissuasione. Ma il tema fondamentale è: cosa succede se il giudice verifica che il licenziamento non è dovuto né a motivazioni economiche oggettive, né discriminatorie?

 
26/03/2012 - C'è un limite a tutto, pure alle iniquità (Mariano Belli)

Cosa c'è di "giusto" nel licenziare un dipendente per motivi economici quando questi motivi economici non esistono? Come si può pensare che la gente comune possa accettare simili iniquità? Io non so cosa insegnino alla Bocconi, ma di certo non a capire che ci sono dei limiti....ed essere troppo pieni di sè porta prima a poi a sfracellarsi contro montagne più grandi...la realtà, alla fine di tutto, resta la maestra di vita più grande.