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Lavoro

DDL LAVORO/ Contratti e flessibilità, scoperti gli “autogol” della riforma

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Curiosa ci sembra anche l’idea che un lavoratore con partita Iva che riceva il suo reddito in misura superiore al 75% da un committente, pur avendo altre committenze, e lavorando per questo per un periodo superiore a 6 mesi, si trovi soggetto a una presunzione (seppur relativa) di coordinamento e continuità del rapporto, con la conseguenza diretta, ammessa dallo stesso Governo, del (quasi automatico) riconoscimento di subordinazione. Anche le altre tipologie flessibili quali il contratto di lavoro a tempo parziale e il lavoro intermittente, pur se non modificate sostanzialmente, vedranno modificati gli oneri comunicazionali che il datore di lavoro dovrà porre in essere in caso di utilizzo di clausole flessibili o elastiche, ovvero in caso di chiamata. Tali previsioni, a una prima lettura, sembrano essere positive e, senza appesantire il costo del lavoro o gli eccessivi oneri amministrativi, potranno incentivare l’uso lecito dei due contratti.

Utile, sebbene non rivoluzionaria, l’idea di investire, a favore dell’occupazione giovanile, sul contratto di apprendistato, che viene riproposto come il canale privilegiato di accesso al mondo del lavoro. Il disegno di legge proposto dal Governo cerca di incentivare le stabilizzazioni contrattuali degli apprendisti, recependo l’orientamento già diffuso in contrattazione collettiva, prevedendo la necessità, prima di procedere a nuove assunzioni in apprendistato, di aver stabilizzato almeno il 50% degli apprendisti assunti nell’ultimo triennio, con l’esclusione dei rapporti cessati durante il periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento per giusta causa.

È inoltre previsto l’innalzamento del rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati presenti in azienda, dall’attuale 1/1 a 3/2. Sarà reintrodotta una durata minima del periodo di apprendistato pari a sei mesi, ferma restando la possibilità di durate inferiori per attività stagionali. Fino a quando non sarà operativo il libretto formativo, disciplinato nella legge "Biagi" (dlgs 276/03, art. 2 lettera “i”) e da allora sostanzialmente rimasto lettera morta, la registrazione della formazione è sostituita da apposita dichiarazione del datore di lavoro.

Anche in tal senso, tuttavia, a poco serviranno le previsioni teoriche se non si incoraggerà il mutamento culturale del mercato nei confronti di tale tipologia, da sempre virtuosa sulla carta, ma troppo spesso impropriamente utilizzata.

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COMMENTI
29/03/2012 - Senza vergogna (Mariano Belli)

Sig. Alessandro Costa, lei si deve solo vergognare a parlarmi in questo modo : l'odio lo sta sollevando lei e quelli come lei che vogliono ridurre le famiglie dei lavoratori sul lastrico. Io sono una persona normale, non un sindacalista, non un ex-sessantottino o cose simili. E quando persone normali, non ideologizzate, come me e come tanti che conosco, arrivano a questo grado di esasperazione, è perchè si è passato il segno. E se lei parla in questo modo, è perchè è evidente che non ha altri argomenti con cui ribattere, e le rimane solo l'attacco personale. Pertanto, aspetto risposte sui problemi delle famiglie : problemi che una volta stavano a cuore alle forze di ispirazione cristiana, non alla CGIL o alla FIOM! Ora dove sono spariti tutti????

 
29/03/2012 - Nessuno che parla più? (Alessandro Costa)

Buongiorno sig. Giustizia Popolare, nessuno che parla più o lei e i soliti noti che parlano troppo e sempre delle stesse cose? La ruota gira e il mondo cambia sig. Giustizia Popolare, e voi siete fermi agli anni Settanta. Parlate ancora con quel linguaggio e di quelle cose... Guardatevi attorno, ma senza i pregiudizi che avete nel sangue... mentre qualche anima nobile col sangue ha pagato l'odio che voi sollevate. Cordiali saluti sig. Giustizia Popolare

 
29/03/2012 - Se si dissolve il polverone... (Mariano Belli)

Non credo proprio che la questione legata all'art.18 si possa ridurre a "solito polverone". Allora, faccio un attimo io chiarezza : nessuno si illuda di poter scaricare su padri (e ovviamente madri) di famiglia i costi di questa scellerata riforma. Se il conto sarà presentato a noi, non resteremo inermi. Nessuno si illuda! P.S. impressionante come tutte le voci di politici e religiosi che un tempo si levavano a difesa della famiglia, oggi siano state messe a tacere (o tacciano per convenienza) : non c'è più nessuno che ne parla!