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Lavoro

IL CASO/ La "concorrenza" che aiuta a creare lavoro

La flessibilità non è e non deve diventare la regola, ma deve continuare a esistere nel mercato del lavoro, aiutata anche dalle politiche sulla concorrenza. L’analisi di RAFFAELE MANCUSO

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Il tema della flessibilità e delle riforme del mercato del lavoro nel nostro Paese è difficile da affrontare con serenità. Infatti, queste tematiche sono da sempre “ vittime” di una lettura sotto chiave ideologica. La normativa che diede vita, prevalentemente e come sensazione comune, alla flessibilità nel mercato del lavoro, da molti interpretata come precarizzazione, mercificazione della forza lavoro, è la l. 276/2003. Già dal 1997, a ben vedere, vi era stata l’introduzione di misure per la flessibilità in entrata dei lavoratori nel mercato del lavoro, quando venne introdotto in tal senso, dalla L. 196/1997, il cosiddetto lavoro “interinale”. In questo quadro nacque la riforma Biagi.

Si trattava di una normativa d’ampio respiro, già ben delineata nel Libro Bianco del 2001 ove, tra gli altri, il Professor Marco Biagi definiva come avrebbero potuto e dovuto evolversi le normative del mercato del lavoro italiano per essere in linea con quelle dell’Unione europea. Già altri stati europei, Germania in testa, avevano introdotto forme di flessibilità: la motivazione di tale necessità è da ricercare, a sommesso avviso dello scrivente, nella globalizzazione. L’Italia che aveva potuto per anni, grazie alla debolezza della lira, disinteressarsi di innovare le nostre normative interne sul mercato del lavoro, continuava a esportare e ad accumulare debito pubblico per finanziare, ripianando le perdite di bilancio, con le casse dello Stato alcune aziende, pubbliche e private. Da queste incongruenze bisognava uscire, oramai era caduto anche il Muro di Berlino e una nuova ventata di innovazione “investiva” l’Europa: stavamo diventando cosmopoliti. E nasce, in quegl’anni, il “Libro bianco sul mercato del lavoro in Italia”.

Marco Biagi disse: “Sono convinto che il Libro Bianco del Governo sul mercato del lavoro possa davvero costituire un punto di svolta per il diritto del lavoro prossimo venturo”. Tale testo è, dopo anni di miopia nella legislazione sul mercato del lavoro, uno strumento utile, che ha in sé una nuova linfa, una nuova visione non ideologica, in sintonia con gli orientamenti e gli indirizzi comunitari in tema di strategia dell’occupazione. Si legge nella presentazione del Libro Bianco dell’ottobre del 2001: “Questo Libro Bianco è finalizzato a rendere partecipi tutti gli attori istituzionali e sociali delle riflessioni che il Governo ha svolto in vista di un confronto finalizzato a ricercare soluzioni confortate dal più ampio consenso”.


COMMENTI
03/03/2012 - Alla base del problema (Mariano Belli)

Il punto fondamentale della questione è : l'organizzazione del lavoro deve essere figlia (e schiava) dell'economia, quindi di una società basata sulla legge del più forte, oppure è un ideale di società (solidale, vivibile, umana, cristiana), che deve prevalere e di conseguenza organizzare anche il lavoro? Perchè qui si da sempre per scontato che ci troviamo in una jungla e che il capitale va sempre servito.... E invece...c'è chi dice no!