BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ La "concorrenza" che aiuta a creare lavoro

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il cambiamento di rapporto tra lavoratori attivi e pensionati sembra destinato a invertirsi se non si agisce con politiche lungimiranti. Si rende quindi necessaria, a sommesso avviso dello scrivente, una riforma del Welfare che permetta ai lavoratori atipici di mantenere un quid minimum di reddito nei periodi tra occupazione flessibile e disoccupazione. Questo è quello che l’attuale Governo Monti sembrerebbe voler attuare.

La flessibilità non è e non deve diventare la regola, per evidenti ragioni sociologiche, ma deve continuare a esistere, perché nell’era della globalizzazione sono la flessibilità, l’alta specializzazione a poter permettere all’impresa italiana di essere concorrenziale sui mercati globali. Le politiche sulla concorrenza e quelle del mercato del lavoro devono, ad avviso dello scrivente, evolversi quindi in rapporto simbiotico.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
03/03/2012 - Alla base del problema (Mariano Belli)

Il punto fondamentale della questione è : l'organizzazione del lavoro deve essere figlia (e schiava) dell'economia, quindi di una società basata sulla legge del più forte, oppure è un ideale di società (solidale, vivibile, umana, cristiana), che deve prevalere e di conseguenza organizzare anche il lavoro? Perchè qui si da sempre per scontato che ci troviamo in una jungla e che il capitale va sempre servito.... E invece...c'è chi dice no!