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Con il sussidio a tutti servono i voucher per il ricollocamento

Il tavolo tra governo e parti sociali (Infophoto) Il tavolo tra governo e parti sociali (Infophoto)

Da questo punto di vista sarebbe assolutamente auspicabile che almeno all’interno della preventiva procedura di conciliazione prevista dal disegno di legge fosse contemplato l’obbligo da parte dell’impresa di supportare il lavoratore licenziato offrendogli un voucher di servizi volti alla sua ricollocazione. E’ inoltre grave la mancanza di qualsiasi riferimento al principio di condizionalità del sostegno al reddito del disoccupato che protrae l’erroneo indirizzo alla deresponsabilizzazione.

Per ciò che concerne la flessibilità delle forme di lavoro, la riforma compie un pezzo di strada nella giusta direzione, ma si ferma a metà del guado. Da un lato infatti si definiscono regole più strette per l’applicabilità di alcuni contratti senza però - giustamente - eliminarli ma puntando piuttosto a sferrare un duro colpo agli abusi nell’utilizzo di cocopro, associazioni in partecipazione, tirocini, partite Iva, ecc. Allo stesso tempo si restringe adeguatamente anche il campo di utilizzo del lavoro a termine direttamente stipulato tra azienda e lavoratore, introducendo l’1,4% di extra costo e limitando la possibilità temporale di reiterazione dell’utilizzo di questi contratti.

Per converso, eliminando la causale almeno dal primo contratto si liberalizza lo strumento riducendone il rischio di contenzioso. La medesima logica di introduzione della a-causalità, se possibile ancor più estesa, andrebbe però applicata alla somministrazione, per ora preservata dalle mire restrittive del disegno di legge e che invece richiederebbe la definizione di provvedimenti ad hoc. L’a-causalità dei contratti di somministrazione, l’incentivazione della stabilizzazione dei dipendenti delle Agenzie e la difesa del virtuoso sistema di politiche attive delle Apl, gestito dalla bilateralità, sono alcuni tra i punti cardine che la riforma per ora tralascia e che possono rafforzare lo sviluppo di una buona flessibilità a costo zero per il Paese. Senza questa importante integrazione la riforma rischia di irrigidire indiscriminatamente il sistema.

Si tratta, globalmente, di un approccio al mercato del lavoro molto pericoloso perché un sistema sano ha bisogno di sicurezza, ma anche di flessibilità. Per garantire la sicurezza dei lavoratori è auspicabile che si giunga ad una puntuale selettività tra forme buone e cattive di flessibilità: un sistema che colpisce indiscriminatamente tutte le forme di flessibilità rischia di porre il nostro Paese al di fuori della competizione globale e, conseguentemente, inibisce un’efficace crescita per ciascuno di noi.

A Parlamento e Governo spetta ora un compito davvero difficile: “tenere duro” sui punti cardine della riforma e dimostrare sufficiente flessibilità per apportare quelle correzioni necessarie a rendere questo provvedimento davvero coerente ed efficace. Siamo di fronte a una situazione che può trasformarsi in una svolta epocale per il nostro Paese, come nell’ennesima speranza vanificata.

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COMMENTI
30/03/2012 - Articolo interessante (Mariano Belli)

Apprezzo la sincerità con cui si afferma che la modifica dell'art.18 costituisce il punto cardine della riforma (lo sappiamo tutti ma è la prima volta che lo leggo...) ed apprezzo anche il porre l'accento sulla ricerca di soluzioni atte a favorire il ricollocamento del lavoratore.