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Lavoro

DDL LAVORO/ Articolo 18 e flessibilità, meglio il "modello americano"

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Mi pare quindi che il problema sia stato affrontato al contrario: invece di chiedersi qual è l’origine dei problemi del mondo lavoro, cercando di migliorarlo e scommettendo sulla libertà delle persone, si è fatta una riforma che genera confusione e sobbarca il lavoro di maggiori costi. In conclusione, si poteva fare di più affrontando i problemi, ovvero permettendo la conoscenza tra datore di lavoro e dipendenti all’atto della generazione del rapporto di lavoro, snellendo in questo modo la precarietà in entrata, permettendo alle aziende di fare scelte più certe, e riducendo alcuni vincoli imposti dall’articolo 18 (non ci nascondiamo: non sono state introdotte rivoluzioni in materia), così da permettere al mercato del lavoro di essere in continua evoluzione.

Ho letto una vostra intervista all’inviato del Wsj, dove viene spiegato come in America i licenziamenti non sono facili, ma al momento dell’interruzione del rapporto di lavoro ci si trova davanti a diverse opportunità nelle quali la persona è chiamata anche a reinventarsi. La riforma deve creare questo movimento, non aumentare la stagnazione. E perché no, anche aiutando le persone a mettersi in discussione, passando dalla certezza del lavoro alla certezza della possibilità.

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COMMENTI
31/03/2012 - Per il sig.Giuseppe (Mariano Belli)

Ci mancherebbe, mi auguro che prosperino e che gli vada tutto bene....magari in uno stato che non li tartassi...le cosiddette forze sociali non dovrebbero combattersi l'un l'altra, ma coalizzarsi contro i banchieri : a loro si che auguro le peggiori sfortune, per tutto quello che di male ci stanno causando.

 
31/03/2012 - Meglio modelli più affini al'ITALIA (francesco oglialoro)

La proposta qui avanzata di allungare i tempi di prova da 3 a 6 mesi al fine di creare un rapporto conoscitivo ancor più che fiduciario sia giusta (sempre ed esclusivamente nell'ambito del lavoro).Credo invece che sia giusto che la flessibilità venga meglio pagata dei contratti stabili perché il carattere stesso del contratto prevede una scadenza che risponde a una momentanea necessità dell'azienda.La scelta dell'apprendistato come contratto per una futura possibile stabilizzazione,sia giusta purché abbia costi bassi senza penalizzare il lavoratore,agendo su defiscalizzazioni per le aziende e contributi previdenziali contenuti per il lavoratore.Sul'art 18 la rivoluzione sta nel fatto che nel licenziamento per problemi economici illegittimi non ce la reintegra.Credo che la proposta iniziale di allungare da 3 a 6 mesi il periodo di prova (la quale sono d'accordo)sia vanificata dalla modifica del'art 18,inoltre il 98% dei lavoratori che hanno il diritto alla tutela reale optano per l'indennizzo piuttosto che alla reintegra è chiaro che la modifica del'art 18 sia strumentale al fine di concedere una rivincita ideologica a quei partiti che hanno fallito in passato e che non ha nulla a che vedere con i problemi delle aziende (riscossione dei crediti avanzati dallo stato,innovazione tecnologica,ricerca scientifica,accorpamento).L'america ha 50 mil.di disoccupati,noi non abbiamo materie prime,e siamo un Paese prevalentemente manufatturiero.Modello inapplicabile.

 
30/03/2012 - Concordo (Antonio Servadio)

Quel che ha scritto il/la Sig./a Giustizia Popolare lo sottoscrivo appieno, sono osservazioni pertinenti, esatte e rilevanti.

 
30/03/2012 - D'accordo con Vitez (Giuseppe Crippa)

Premetto che attribuisco a questo Governo ed al ministro Fornero in particolare il grande merito di aver coraggiosamente gettato un sasso nello stagno di una legislazione del lavoro del tutto inadeguata a rispondere alle sfide della presente situazione economica. Concordo con Alberto Vitez sul fatto che questo testo della riforma del lavoro sia perfettibile, sia per quanto attiene la durata dei periodi di prova che per la gestione di licenziamenti (singoli o di piccoli gruppi) per ragioni di carattere economico. Anch'io ho visto coi miei occhi aziende intraprendere licenziamenti collettivi di gruppi più ampi di persone allo scopo di recidere piccoli « rami secchi »... Sono convinto che da un dialogo pacato tra parlamentari anche di opposti schieramenti (mi riferisco ovviamente agli schieramenti «pre Monti») che si svolga per esempio nell'ambito dell'Intergruppo per la Sussidiarietà potrebbero uscire utili emendamenti... All'anonimo lettore che definisce (correttamente) i lavoratori come persone con legittimi diritti ricordo che anche i datori di lavoro (ed anche gli azionisti di grandi aziende) sono persone con altrettanto legittimi diritti. O non sono persone? O non hano diritti ma solo il dovere di farlo lavorare?

 
30/03/2012 - Ragionamenti (Mariano Belli)

Giusto ragionarci sopra, ma ripartirei da questa frase : "dalla certezza del lavoro alla certezza della possibilità". Allora, proprio per ragionare su tutto il problema, qualcuno mi sa dire di cosa deve campare uno che perde il lavoro (e che magari ha figli) se per ritrovarne un altro impiega più di un anno (tempo limite del sussidio) : deve andare alla mensa dei poveri? E intanto IMU, bollette, condominio...chi glieli paga? Faccio notare che in caso di licenziamento economico, per avere le mensilità bisogna prima poter provare al giudice che il licenziamento era senza giusta causa, e comunque passano anni......il problema è che tutta la riforma è guardata dal punto di vista degli interessi del capitale e non dei diritti delle persone. Si ragioni anche su questo, perchè altrimenti non ci sarà soluzione! Dal mio punto di vista, il lavoro non serve al capitale ma alla vita delle persone, come dice non la CGIL ma la dimenticata dottrina sociale della Chiesa...