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INDAGINE/ C’è uno "spread" che fa bene al lavoro

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L’importanza assegnata al lavoro va di pari passo con il grado di soddisfazione professionale che ha registrato variazioni positive dal 1981 al 2009, anche se la massima soddisfazione è scesa di qualche punto percentuale; è sintomatico che la soddisfazione per il lavoro sia più alta tra chi svolge un lavoro autonomo (che in genere si associa a un orario esteso), piuttosto che tra chi ha un lavoro dipendente (che in genere si associa a orari più contenuti e prevedibili). Queste informazioni segnalano che il lavoro incide positivamente sull’autorealizzazione personale, di cui fa parte non solo la remunerazione e il prestigio, ma anche il senso di utilità e di responsabilità sociale.

 

Cosa emerge dal confronto tra le risposte date dagli italiani e dagli altri cittadini europei coinvolti?

 

Se confrontiamo le risposte date in ciascun Paese (quelle più interessanti sono riassunte nel grafico 1), notiamo che a dare “molta importanza” al lavoro sono soprattutto gli svedesi (al 1° posto con il 91% dei consensi), mentre all’ultimo posto si collocano i finlandesi (con il 34% dei consensi); gli italiani si collocano al 13° posto, con un valore che supera la percentuale media (64% vs. 59%), preceduti dai francesi (al 10° posto: 67%), ma in vantaggio rispetto agli spagnoli (al 18° posto: 62%), agli austriaci (al 31° posto: 54%), ai tedeschi (al 38° posto: 49%). Su queste pagine Gianfranco Fabi ha segnalato che si deve tener conto anche dello spread tra i valori e le motivazioni; nel caso della motivazione al lavoro lo spread degli italiani è positivo nei confronti di molti altri competitor europei. Il nostro spread negativo per produttività e competitività deriva, in effetti, da inefficienze di altra natura.

 

Grafico 1 - Lo “spread” tra i valori: la classifica per paese degli aspetti considerati più importanti nella vita quotidiana

 

 

Cosa conta di più nel lavoro per gli italiani?

 

Per gli italiani, gli aspetti più importanti del lavoro coincidono con il guadagno e la sicurezza del posto, seguiti a stretta distanza dalla corrispondenza con le proprie capacità, dalla sensazione di realizzare qualcosa di utile (per sé e per gli altri), dall’avere un lavoro “interessante”. La dimensione pratica convive dunque con la dimensione espressiva, con una percentuale di consensi compresa tra il 77% e il 67%. Sul versante degli elementi meno citati è sintomatico notare che pochi intervistati considerano importante avere un lungo periodo di ferie (22%), ma anche un lavoro di responsabilità (43%). Le differenze di genere appaiono abbastanza contenute, mentre più decisive sono le fasce di età, con una sintomatica convergenza sulla sicurezza del posto di lavoro tra i più giovani e i più anziani.

 

Guadagno e sicurezza sono importanti per gli italiani. Come sono percepiti questi due aspetti del lavoro negli altri paesi?