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Lavoro

FIAT/ Dagli Usa una "provocazione" per Marchionne e Fiom

Barack Obama e Sergio Marchionne (InfoPhoto)Barack Obama e Sergio Marchionne (InfoPhoto)

Non credo che Marchionne cambierà il suo messaggio, perché anche lui è reduce da questa esperienza transatlantica: in America ha dialogato da una parte con il sindacato, riuscendo a raggiungere accordi importanti, mentre dall’altra, in Europa, continuano a esserci resistenze e rigidità.

Quali sono i maggiori rischi di queste resistenze?

Non si tratta di aiutare il “capitale” o il “padrone”, ma se non riusciamo a recuperare una certa competitività del tessuto industriale automobilistico rischiamo di impoverirci sempre di più, soprattutto ora che la General Motors ha fatto un accordo con la Peugeot, che in qualche modo ribalterà il contesto competitivo europeo da qui a un paio d’anni. È allora chiaro il messaggio di Barack Obama, sul quale si scontrerà poi con i Repubblicani, secondo cui il settore automobilistico americano, tra il diretto e l’indiretto, tutela una parte molto importante dell’economia del Paese. In America le varie parti si sono sedute a un tavolo e hanno fatto molto di più di quello che finora è stato fatto in Europa, facendo quindi capire un chiaro concetto: o ci si adegua, oppure si esce dal mercato, magari non subito, ma tra qualche anno.

Quali sono quindi le differenze principali tra sindacati italiani e quello unico americano?

Credo che il sindacato americano, dagli anni Ottanta in poi, abbia capito quali sono le sfide della globalizzazione e abbia quindi cominciato a ragionare in termini globali più che nazionali, trovandosi così una ventina di anni in avanti. Il nostro sindacato continua molto spesso a scontrarsi con temi che sono fuori dal tempo, perché, per esempio non si può impedire a un’azienda con un certo numero di dipendenti di non licenziare, perché questo le impedisce di essere flessibile. Il punto centrale, come ha detto lo stesso Monti proprio durante la sua visita in America, è che bisogna entrare in una mentalità in cui non c’è più la tutela del posto di lavoro, ma la tutela del lavoratore: quindi mentre il posto di lavoro può essere messo in discussione, va invece mantenuta la protezione e l’assistenza nei confronti del lavoratore.  

 

(Claudio Perlini)   

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