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8 MARZO/ Il "doppio no" che separa le donne da famiglia e lavoro

Le condizioni del mercato del lavoro sembrano spingere le donne a dover rinunciare sia a una buona occupazione che alla cura della famiglia. L’analisi di PAOLA LIBERACE

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Su una cosa almeno Valeria Ottonelli, autrice del pamphlet “La libertà delle donne. Contro il femminismo moralista”, ha ragione: la mortificazione delle donne, molto più che nelle immagini diffuse dai media, sta nei dati sul lavoro femminile. E stando agli ultimi, diffusi tra l’altro dall’Ocse, dall’Eurostat e da Italia Lavoro, il quadro è tutt’altro che confortante, tra alta disoccupazione, bassi salari e soffitti di cristallo sempre più infrangibili.

Le donne rappresentano la metà (almeno) dell’universo delle forze attive; eppure, a tutt’oggi, quando si affronta il tema della crisi economica e dei suoi impatti sull’occupazione e sul welfare, raramente il discorso si sofferma in maniera particolare sul problema del loro coinvolgimento. Quando questo accade, i discorsi restano inevitabilmente generali, se non generici: i fugaci accenni alla questione femminile servono solitamente per ribadire gli universali auspici sull’incremento dei servizi di childcare, come gli asili nido, con i quali si ritiene di aver sedato ogni criticità.

Si tratta di un modo per porre il tema del lavoro da una prospettiva indifferenziata; che continua a ragionare astrattamente sui “lavoratori”, senza tenere conto non soltanto della specificità femminile, ma delle peculiarità di una realtà sociale nella sua strutturazione, che comprende uomini, donne, bambini (loro malgrado coinvolti), famiglie, ciascuno con i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue priorità. L’approccio diffuso non scende a questo livello di profondità: preferisce sposare il punto di vista dell’organizzazione vigente, che vive di uniformità e di prevedibilità, e aspira a farlo anche in tempi di crisi. Di conseguenza, la descrizione del lavoro che ne deriva è quella di un dato di fatto immutabile, un intero impossibile da scalfire: si propone di intervenire senz’altro ai suoi margini - i momenti dell’entrata e dell’uscita dal mercato - ma si evita accuratamente di metterne in discussione le caratteristiche interne - in primis tempi, luoghi, criteri di valutazione.

Vale la pena di sottolinearlo, in occasione di una ricorrenza che vedrà quest’anno l’attenzione dello stesso Presidente della Repubblica dedicata al tema della conciliazione tra famiglia e lavoro: sono queste caratteristiche che, immobili nella loro fissità, agiscono da primo fattore di discriminazione nei confronti delle donne che si avventurano nel mondo del lavoro, pretendendo che si uniformino a un modello anacronistico, penalizzante e falsamente efficientista. I risultati evidenti sono quelli bene descritti dall’inchiesta “Madre/Non madre”, promossa dal gruppo Maternità&Paternità (http://maternitapaternita.blogspot.com), che verrà presentata domani 9 marzo alle 17 a Milano.