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Sì al ricollocamento in tutti i casi di licenziamento

Tra le questioni in discussione nell’attuale dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, occorre trovare il modo per aiutare chi perde il lavoro a trovarne un altro

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

www.scolliniamo.it

Tra le questioni in discussione nell’attuale dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, una domanda in particolare necessita di una veloce ed efficace risposta: qual è oggi il principale problema che deve affrontare chi perde il lavoro e ha difficoltà a trovarlo? La risposta può essere solo una: rientrare nel mercato, ritrovare un’occupazione adeguata in tempi accettabili.

Che ogni individuo abbia un’occupazione efficace e produttiva è condizione necessaria sia per la propria crescita, sia per poter contribuire allo sviluppo della società e dell’economia del nostro Paese. Assistiamo inoltre oggi a un fenomeno che deve far riflettere: chi è già benestante può permettersi che qualcuno lavori per lui allo scopo di trovargli un impiego nuovo e più stimolante; un esempio su tutti: i procuratori per i calciatori. Chi invece svolge mansioni lavorative di “livello basso” molto spesso non ha alcun supporto per ricollocarsi: forse anche per questo motivo a oggi l’unica difesa individuata dal nostro sistema è stata quella di tutelare il posto di lavoro a qualsiasi condizione. Le conseguenze purtroppo sono sotto gli occhi di tutti: deresponsabilizzazione dei lavoratori e delle aziende, che finiscono per perdere competitività e produttività.

Non volendo rassegnarsi alla paralisi dei posti di lavoro e a una logica per cui si difendono strenuamente posizioni lavorative inutili e improduttive, abbiamo l’improrogabile necessità di costituire una rete di consulenti di carriera che possano prendersi in carico le persone in cerca di lavoro, fornendo servizi di orientamento, formazione e assistenza sino all’individuazione di una nuova opportunità lavorativa. Questo strumento esiste già ed è noto ai “tecnici” con il nome di outplacement perché viene utilizzato dalle aziende che si trovano a dover ridimensionare la forza lavoro. In realtà, sarebbe più corretto parlare di “in-placement”, “career counseling” o “supporto alla ricollocazione professionale”, perché questa attività ha l’obiettivo ultimo di sostenere la continuità professionale delle persone.

Affinché questo servizio possa realmente aiutare i lavoratori in difficoltà sarebbe necessario renderlo obbligatorio per tutte le aziende, in tutti i casi di licenziamento, anche quelli per motivi economici. Questa riforma potrebbe sviluppare una nuova e più efficace rete di protezione sociale attiva, in grado di far percepire maggior sicurezza a chiunque si trovi nelle drammatiche condizioni di dover trovare un nuovo posto di lavoro. Ma si otterrebbe un ulteriore effetto positivo e cioè quello di rendere sostenibile una maggiore flessibilità in uscita, condizione che facilita lo sviluppo di molte aziende, garantendo allo stesso tempo maggiore “impiegabilità” per le persone. Non da ultimo, come è noto, una più alta flessibilità si rifletterebbe positivamente sulla produttività del mercato del lavoro e dell’intera economia.


COMMENTI
15/03/2012 - Sì al ricollocamento in tutti i casi di licenziam (alberto servi)

come si fa a NON essere d'accordo ?