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PENSIONI/ Esodati e ricongiungimenti. Proietti (Uil): ecco cosa chiediamo alla Fornero

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Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)  Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)

PENSIONI ESODATI. LE RICHIESTE DEI SINDACATI AL MINISTRO ELSA FORNERO Il limbo in cui centinaia di migliaia di lavoratori resteranno in sospeso da qui alle prossime decisioni del governo è materia su cui i sindacati hanno chiesto al ministero Fornero un incontro urgente. Per il momento, parte degli esodati, dei lavoratori in mobilità e di quelli che aderiscono a fondi di solidarietà, sono stati salvati. Tutti gli altri, no. Non è certo quanti siano, né cosa la compagine governativa intenda fare per garantire loro, nei prossimi anni, di mantenersi in maniera decorosa. «Occorre, anzitutto, fare chiarezza sui numeri. E l’Inps ha possibilità di farlo. In seguito, sarà sufficiente - e necessario - fare una norma che preveda che chi ha sottoscritto degli accordi collettivi o individuali di fuoriuscita dal lavoro, prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, sia soggetto alle vecchie regole», afferma, raggiunto da ilSussidiaio.net Domenico Proietti, Segretario confederale della Uil con delega alle Politiche fiscali e previdenziali. Il governo sostiene che quelli che, attualmente, si trovano senza salario e senza pensione  siano circa 65mila. Nei prossimi 4 anni si troveranno in un’analoga situazione altri 130mila. «Tanto per cominciare - sottolinea Proietti - abbiamo deciso di esimerci dal balletto dei numeri. E’ irrispettoso per le persone coinvolte. Siamo, in ogni caso, convinti che i calcoli dell’Inps siano, al momento, approssimativi e che si debba compiere uno sforzo ulteriore per accostarsi il più possibile a una definizione esatta del loro numero».

Detto questo, la richiesta del sindacato è precisa: «Il governo ha previsto per i primi 65mila una deroga che consenta di mantenere le vecchie regole. Per gli altri, in sostanza, valuterà di volta in volta. Ebbene: anche per tutti gli altri, una volta fissato con precisione quanti sono, si deve stabilire - con un’apposita norma - che le regole precedenti alla riforma valgano fin da subito». Del resto, le risorse ci sono. «Con la riforma previdenziale si sono accantonati decine di miliardi di euro. Basti pensare che quando la nuova disciplina andrà a regime, nel 2018, è previsto un risparmio pari a 20 miliardi all’anno». Altresì, è possibile recuperarle altrove. Anzi, doveroso. «E’ inaccettabile che dopo mesi di dibattito la politica non sia ancora riuscita a tagliare i propri costi. Non mi riferisco solo al numero dei parlamentari, o alla riduzione del loro stipendio».

Ecco dove colpire: «Si dovrebbe procedere al riordino delle Provincie, conferendo alcune competenze attribuite contemporaneamente anche al Comune e alla Regione a un solo livello di governo (quali l’assessorato allo sport o all’ambiente); non si capisce, inoltre, perché ciascuna amministrazione cittadina debba disporre della propria municipalizzata, senza che il loro insieme si possa accorpare sotto l’egida della Regione; è necessario, inoltre, fare di più sul fronte della lotta all’evasione; si proceda, poi, a una selezione accurata delle consulenze». Un’altra misura, infine: «Riteniamo che la politica sia un’attività fondamentale per il Paese; e che, tuttavia (senza cedimenti all’antipolitica), debba essere riformata. In tal senso, ridurre i finanziamenti e destinarne quota agli esodati rappresenterebbe un importantissimo segnale».



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