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Lavoro

DDL LAVORO/ Tra articolo 18 e partite Iva, pronta una nuova "guerra"

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Oggi molte imprese ne hanno abusato, utilizzandoli in maniera ben più ampia di quello che prevede la legge, sostituendoli, di fatto, al Patto di prova. Esso può durare sino a sei mesi e sarebbe stato il caso, probabilmente, di ampliarne le maglie. Non è escluso che il legislatore, consentendo di non inserire la causale del rapporto per i rapporti inferiori a sei mesi e che rappresentano il primo contratto, di fatto, abbia permesso l’applicazione del Patto di prova a tutti i tipi di lavoro subordinato.  

 

C'è poi la questione delle partite Iva.

 

La norma prevede che laddove fossero identificati alcuni criteri, salvo prova contraria, il lavoratore è attratto nella disciplina del lavoro a progetto. Mi sembra una misura sensata. Tanto più che, in fondo, non si fa altro che esplicitare il principio tale per cui anche in precedenza il lavoratore con partita Iva era soggetto alla disciplina e ai vincoli del lavoro a progetto.

 

Alcuni contestano il fatto che è stato rimosso il criterio del reddito. Non è pensabile, infatti, che chi fatturi 200mila euro l’anno debba essere sottoposto alla disciplina dei contratti a soggetto, anche se riceve dal medesimo committente almeno il 75% del proprio reddito o se il rapporto dura più di sei mesi.

 

Anche se non è stato esplicitato, i professionisti iscritti agli albi delle professioni intellettuali sono esonerati dalla nuova normativa, a patto che il contenuto concreto della propria prestazione sia riconducibile all’attività della professione intellettuale. Ovvero, l’avvocato che fa l’avvocato o l’ingegnere che fa l’ingegnere, non ricade nella disciplina del lavoro a progetto; ci ricade se, invece, l’ingegnere svolte, ad esempio, mansioni da segretario o da fattorino per l’azienda per la quale lavora.

 

Quali effetti ha prodotto la partita tra flessibilità in entrata e in uscita giocata tra le forze politiche?

 

Tutta la disciplina è estremamente equilibrata. Non mi pare che si diano grandi concessioni alla flessibilità in entrata; forse, sono più importanti quelle sulle flessibilità in uscita. Complessivamente, non mi pare che si sia stravolta la normativa sul mercato del lavoro; del resto, i problemi, ormai, non sono più di natura giuridica, ma politica.

 

(Paolo Nessi)

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