BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

DDL LAVORO/ Tra articolo 18 e partite Iva, pronta una nuova "guerra"

CARLO ALBERTO NICOLINI ci spiega cosa cambia sul fronte della partite Iva, dei contratti e termine e dell'articolo 18 dopo il vertice di Monti con i ledaer della maggioranza 

InfophotoInfophoto

Si è, infine, arreso il governo tecnico; e, sul fronte più qualificabile come tale, sta trattando con la politica. La riforma del mercato del lavoro non può essere condotta a termine senza il placet  dei partiti. Monti ne è, ormai, persuaso e, al di là dei proclami di facciata del ministro competente, e delle minacce di dimissioni, la versione iniziale del provvedimento è stata, sotto svariati punti di vista, parecchio stemperata. Anche perché, alle istanze della maggioranza, si sommano quelle delle imprese. Per questo, i relatori della legge sono all’opera per trovare la quadra. E soddisfare le esigenze delle parti in causa, in particolare, su articolo 18, contratti a termine e partite Iva. Abbiamo fatto il punto della situazione con Carlo Alberto Nicolini, avvocato e docente di Diritto del lavoro.

Come valuta la riscrittura dell’articolo 18?

La struttura della norma è estremamente complessa. Tuttavia, salvo i casi discriminatori che prevedono la reintegra analogamente alla disciplina che si intende riformare, è stata introdotta un’importante novità. Ovvero: laddove non sussista il giustificato motivo o la giusta causa, si prevede l’alternativa tra la reintegrazione e il semplice indennizzo. Ma nel primo caso, l’indennità risarcitoria tra il licenziamento e la sentenza non potrà essere superiore alle 12 mensilità a differenza di adesso.

Ora che cosa è previsto?

Poniamo il caso che la sentenza arrivi dopo 4, 5 o, addirittura, 10 anni. A quel punto, l’azienda deve pagare al lavoratore un indennizzo pari a tutto questo periodo, compresi i contributi. Va da sé che per imprese con una ventina di dipendenti significa il fallimento.

Sembra cosa fatta il ridimensionamento dei poteri del giudice.

La discrezionalità non deve tramutarsi in arbitrio. È questo il caso in cui un giudice possa decidere tra indennità risarcitoria e reintegra piena. Al contrario, il magistrato dovrebbe aver facoltà, ad esempio, di graduare le indennità; si può ipotizzare che la loro entità cambi a seconda dell’anzianità o dei carichi familiari del lavoratore o del fatto che in seguito al licenziamento, ha avuto modo di ricollocarsi agevolmente o ha avuto difficoltà.

Un altro fronte caldo, è quello dei contratti a termine.