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ISTAT/ Disoccupazione giovanile. L'esperto: basta chiacchiere, ci vuole una riforma "drastica"

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Secondo Massagli, inoltre, il dato realmente più preoccupante tra quelli diffusi dall’Istat è quello riguardante «la disoccupazione di lunga durata: è naturale che un giovane passi da periodi di occupazione ad altri di disoccupazione, a differenza di un adulto, perché sta facendo diverse esperienze alla ricerca del lavoro più giusto per le sue capacità. Per cui il problema non è tanto la variazione del tasso di disoccupazione mese per mese, ma la quota di tutti quei giovani che non riescono a trovare lavoro da almeno 6/12 mesi. Se un ragazzo intorno ai 25 anni non riesce a trovare lavoro per un anno, questa “cicatrice” resterà certamente sul suo curriculum, rendendolo sempre meno attraente per le imprese. Si tratta quindi di un problema sociale molto importante e assolutamente da risolvere».

«Sono mesi che commentiamo dati negativi, - conclude Emmanuele Massagli - e ormai le “ricette” sono state elencate tutte. Quindi è bene che chi deve decidere, in questo caso governo e parti sociali, ne scelga una e punti su quella, senza aver più paura di superare antichi veti o di riscrivere le regole. Arrivati a questo punto, dopo mesi che si dicono sempre le stesse cose, si rende necessario un intervento di riforma drastico».  

 

(Claudio Perlini)

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