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IL CASO/ L’articolo 18 "al contrario" mette a tacere Monti

Alcune dichiarazioni di Ernesto Gismondi, patron di Artemide, arrivano mentre è ancora in corso il dibattito sulla riforma del lavoro. La riflessione di SERGIO LUCIANO

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Andiamoci piano a deteriorare le condizioni di lavoro dei giovani: c’è il rischio che quelli bravi una volta formati se ne vadano a lavorare dai nostri concorrenti. Parola di Ernesto Gismondi, imprenditore “illuminato” - è il caso di dire, visto che progetta e produce oggetti di arredamenti da illuminazione, insomma lampade di design, col suo marchio Artemide. Gismondi ha lanciato un allarme: trovare personale giovane e qualificato non è facile, il rischio concreto è che se non si dispone di contratti in qualche modo vincolanti, capaci di motivarli a restare a lungo dipendenti della loro azienda, possano presto essere raggiunti dalle lusinghe di qualche concorrente, magari internazionale, magari più grande, magari più ricco, e andarsene via, portando con sé tutto il know how acquisito. E Gismondi rimpiange i tempi in cui lui, giovane ingegnere aeronautico, era stato assunto alla Breda con un contratto che prevedeva un impiego minimo di cinque anni, con una salata penale in caso di dimissioni anticipate.

Ora, Gismondi segnala un problema reale, ma non è facile capire in che contesto e in che modo ne auspica la soluzione. Ovvero: qualunque azienda può da sempre condizionare l’offerta di un posto di lavoro all’accettazione di un contratto che includa una clausola dissuasiva dalle dimissioni volontarie ravvicinate. Insomma: io voglio assumerti, ma per almeno cinque anni; se te ne vai prima mi paghi una penale in denaro. Non è una norma “contra legem”, non è come pretendere che qualcuno si renda disponibile per contratto a violare una legge generale: non a caso è una regola diffusa in molti sport che il singolo atleta non disponga liberamente del suo “cartellino”, se non c’è l’interessato consenso della società sportiva.

Di solito, però, a fronte di simili ingaggi a doppia faccia ci sono profumatissime retribuzioni e mille benefit. E proprio Artemide, tra l’altro, di benefit ne offre ai suoi dipendenti, è nota per essere un’azienda dal volto umano... E allora? Bizzarra pretesa, quella del pur illuminato Gismondi. Assuma chi può, tratti bene chi merita e sia contento di chi resta: cos’altro può pretendere dalla vita, dal mercato e dalle regole?

La verità è che seguire il dibattito sulle regole del mercato del lavoro in questo periodo è istruttivo e a volte deprimente, perché tutte le elucubrazioni e i confronti conducono comunque alla stessa conclusione, se si vuol guardare con equanimità alla diatriba: per gli imprenditori il lavoratore migliore è quello licenziabile quando si vuole, ingaggiabile a basso prezzo e obbligato a restare a lungo in azienda se bravo; per i sindacati, il contratto di lavoro migliore è quello che comporta solo diritti e nessun dovere.


COMMENTI
25/04/2012 - Ottimo articolo (Mariano Belli)

Faccio i miei complimenti all'autore di questo ottimo articolo. Il punto è proprio questo : finchè resteremo il paese dei "furbi", di quelli che pensano di campare e prosperare a spese degli altri, non usciremo fuori dal pantano. Ci vorrebbe una legge che cambiasse la mentalità di tante persone (compresi tutti i politici)