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DDL LAVORO/ Un "muro di gomma" divide lavoro e giovani

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Una sicurezza, è bene ribadirlo, non centrata sulle competenze e sui talenti, ma su una garanzia agnostica, perché di struttura: chi è dentro è salvo, gli altri... Altro che “risorsa umana”, o “principio di persona”! Nel frattempo, vedremo moltiplicarsi o le fughe all’estero, oppure i cosiddetti contratti a gettone. L’ultimo caso, nel veneziano, riguarda il gruppo Pam, con 8000 giovani in fila per lavoretti nelle domeniche e nei giorni festivi.
Eppure, tutti sanno che in Italia è più difficile, di altri paesi, tanto il passaggio dalla posizione di occupato a quella di disoccupato quanto il passaggio inverso. Da noi i 4/5 degli occupati hanno un contratto a tempo indeterminato, mentre è l’esatto opposto per i nuovi contratti, con i 4/5 a termine. Quale mobilità, quale ricerca di miglioramenti personali e stipendiali?
Il contratto a tempo indeterminato deve dunque tornare, come suggerisce Ichino, una forma normale di assunzione, allentando i vincoli allo scioglimento per ragioni economiche od organizzative. In poche parole, mi pare che, politici o tecnici, abbiano poco contatto con la vita reale, col mondo dell’impresa e di tutti i luoghi di lavoro. Ma tutti ragionino per assiomi libreschi e preconfezionati, cioè ideologici.
Resta l’altra domanda: se si devono facilitare l’entrata e l’uscita nel mondo del lavoro, come non rischiare di rendere permanente l’uscita, come cioè offrire altre opportunità di reimpiego attraverso, in particolare, la formazione continua. Dunque, la formazione. La vera priorità di un Paese rannicchiato su se stesso.
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