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Lavoro

PENSIONI/ Gli esodati: no alla "part-pension". Fornero e Passera possono risolvere il nostro problema

Secondo ALESSANDRO COSTA sarebbe stato sufficiente che il ministro del Lavoro e quello dello Sviluppo economico si fossero coordinati per evitare tutti i problemi degli esodati

Corrado Passera ed Elsa Fornero (Infophoto)Corrado Passera ed Elsa Fornero (Infophoto)

Passa il tempo e la loro condizione resta inamovibile, mentre si avvicendano proposte e ipotesi di misure volte a rimediare al danno provocato dalla riforma delle pensioni. Le cifre, quelle ampliamente al ribasso, dicono che quest’anno ci sono almeno 65mila lavoratori - 130mila per i prossimi 4 anni - che si ritrovano senza pensione e senza lavoro. Si tratta di lavoratori in mobilità ordinaria, in mobilità lunga, autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione o esodati veri e propri (per consuetudine, ormai, con il termine si identificano anche le altre categorie); insomma, cittadini che hanno sottoscritto con le proprie aziende una forma di accordo per smettere di lavorare in cambio di una forma di indennizzo che li avrebbe accompagnati alla pensione e la cui vita è stata stravolta dal cambio delle regole in corso. «Il che è gravissimo, e ancora di più lo è il fatto che non si intenda risolvere la situazione semplicemente facendo valere le vecchie regole, come sarebbe giusto; le leggi retroattive, nelle democrazie occidentali non sono contemplate; al limite, nelle dittature, dove vigono legislazioni approssimative», afferma, interpellato da ilSussidiario.net Alessandro Costa, coordinatore del Comitato dirigenti esodati.

Dicevamo delle proposte: di recente la Fornero ha suggerito di reimpiegare parte degli esodati che nei prossimi anni passeranno dalla cassa integrazione speciale alla mobilità, prevedendo un meccanismo non privo di complicazioni. La sperimentazione consisterebbe in forme di part-time da abbinare all’incasso di parte della pensione. È stato definito il “part-pension”; in alternativa, si potrebbe utilizzare gli incentivi per l'assunzione degli over 50 con un anno di disoccupazione alle spalle. «La soluzione - ribadisce Costa - è una sola: tra le aziende a i dipendenti è stato siglato un patto, mentre lo Stato era quiescente; tale patto va rispettato, secondo le condizioni stabilite allora».

Tanto più che l’ipotesi del part-time, come hanno fatto presente i sindacati, concorrerebbe a impedire ai giovani l’accesso al lavoro. «Se il ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo si coordinassero tra di loro - cosa che evidentemente non fanno - potrebbero mettere in campo una strategia per risolvere il problema degli esodati e contribuire a favorire l’occupazione giovanile».