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ISTAT/ Stipendi fermi, mai così bassi dal 1983

Nel mese di marzo le retribuzioni contrattuali orarie sono rimaste ferme rispetto a febbraio, mentre rispetto allo stesso mese dello scoro anno sono cresciute solamente dell’1,2 per cento

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L’Istat, suo malgrado, ancora una volta è foriera di cattive notizie. Questa volta riguardano i dati che maggiormente interessano il comune cittadino, di cui difficilmente potrebbe non averne avuto percezione. Ovvero, nel mese di marzo le retribuzioni contrattuali orarie sono rimaste ferme rispetto a febbraio, mentre rispetto allo stesso mese dello scoro anno sono cresciute solamente dell’1,2 per cento. Ciò significa che si sono mantenute a livello tendenziale sul tasso di crescita più basso dal 1983, l’anno in cui ebbero inizio le serie storiche. E’ sempre l’Istituto nazionale di statistica e rivelare che a fine del mese scorso «i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica corrispondono al 67,4% degli occupati dipendenti e al 61,8% del monte retributivo osservato».

Se si prendono in considerazione i macrosettori, gli stipendi orari contrattuali manifestano un aumento tendenziale pari all’1,7% (considerando solamente, però, i dipendenti del settore privato) mentre per quelli che lavorano nelle pubbliche amministrazioni la variazione registrata è pari a zero. Ci sono alcuni settori che vanno meglio degli altri. In particolare, a marzo, il tessile, l’abbigliamento e la lavorazione delle pelli registrano un più 2,9 per cento; il settore chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni segnano ciascuno, invece, un più 2,7 per cento. Per quanto riguarda, invece i lavoratori del settore agricolo, i bancari e gli assicurativi, la variazione è la medesima delle amministrazioni pubbliche, ovvero nulla. Va segnalato, inoltre, che per quanto riguarda tutti i contratti che sono stati presi in esame a marzo, non si segnala la ratifica definitiva di alcun accordo. In particolare, a fine mese, sono complessivamente il 32,6 per cento dei lavoratori di tutti i comparti attendono ancora che il proprio contratto sia rinnovato; sono, invece, il 12,3 per cento del settore privato. Mediamente, un lavoratore con contratto scaduto,attende, per il rinnovo, 27 mesi, sia nel settore pubblico che in quello privato.