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IL CASO/ I tre "stranieri" che possono portare i giovani al lavoro

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Qualche parola va però spesa anche per gli altri due livelli. L’avvio dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale di cui all’art. 3 era condizionato all’accordo in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome. L’accordo, con gradita sorpresa, è stato raggiunto ampiamente entro i termini: il 15 marzo 2012. Tocca ora alle singole regioni dare seguito al documento.

L’apprendistato di alta formazione e ricerca (articolo 5) era invece immediatamente attivabile per quanto riguarda la tipologia “di ricerca” e quella di “alta formazione” qualora la Regione non avesse provveduto a regolamentare l’istituto secondo la vecchia disciplina. In caso contrario è necessario entro domani il recepimento della riforma che superi la regolamentazione ex articolo 50 della Legge Biagi.

In un momento storico come questo, attraversato da ipotesi di riforma di forte discontinuità con le politiche del lavoro dell’ultimo decennio, è ora fruibile non una teoria o una chiacchera giuslavoristica, ma una modalità concreta di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro che tutte le istituzioni e le parti sociali hanno definito migliore e più sicura. La stessa bozza illustrativa della riforma Fornero definisce l’apprendistato il «canale privilegiato di accesso dei giovani al mondo del lavoro», parte essenziale di quel percorso prevalente caratterizzato, nelle intenzioni dei tecnici di Via Veneto, da apprendistato + contratto a tempo indeterminato.

La speranza è che, ancora una volta, non ci si ritrovi in queste pagine, tra qualche anno, a commentare la sola diffusione del contratto di mestiere, stupendosi della mancata affermazione delle tipologie di apprendistato più genuine, ovvero quelle che rilasciano anche un titolo di studio, sia esso d’istruzione secondaria o terziaria.

Se per l’apprendistato professionalizzante il nuovo Testo Unico e l’odierna entrata in vigore delle novità attese sono una nuova possibilità di crescita e perfezionamento dell’istituto, per l’apprendistato per la qualifica o il diploma professionale e per l’apprendistato di alta formazione e ricerca la nuova normativa ha il suono dell’ultima chiamata.

Visti i risultati che queste modalità di apprendistato hanno all’estero, c’è da augurarsi che qualcuno risponda “presente” all’appello, perché davvero è questo lo strumento più potente in questo momento in mano a decisori politici, enti di formazione e parti sociali per contrastare dispersione e abbandono scolastico, disallineamento formativo e professionale e, quindi, la disoccupazione e l’inattività giovanile.



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